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Viaggio in sud America
dal
06/01 al 07/02 /2009
con il patrocinio della
sottosezione Cai di Ponte San Pietro
Aconcagua
PARTECIPANTI
–ALBORGHETTI MARIO (Ennio)- ROTA GIOVANNI-VARI VITO
Leggi su internet, c’è di tutto e di più:
ognuno ha la sua storia, si racconta delle varie tappe, di difficoltà,
di paesaggi, l’organizzazione, le varie agenzie di viaggio che ti
accompagnano nel viaggio organizzato, tutto pronto comprese le guide.
Nessuno che dice “ho fatto tutto da solo”, dal pensiero di andare alla
salita la scelta degli amici con cui condividere l’avventura -tutto.
Organizzare non è facile e nemmeno difficile, ci vuole la voglia di fare
ed adattarsi alle varie situazioni. Così in compagnia di Ennio e
Giovanni decidiamo di andare sull’Aconcagua. Ero già stato in zona tre
anni prima tentando la salita da solo durante un viaggio turistico fai
da te: da Santiago andavo a Mendoza; visto l’Aconcagua, a Mendoza ho
richiesto il permesso ed ho tentato la salita. Fino a Plaza De Mulas
tutto bene, poi tre giorni chiuso in tenda con la bufera all’esterno e
le previsioni che davano ancora brutto tempo; ho rinunciato ed ho
proseguito il viaggio verso la Terra del fuoco. Con questa esperienza
alle spalle ho organizzato il viaggio: alcune cose sono andate bene
altre un poco meno, ma la meta principale è stata raggiunta. Non farò
un resoconto tappa per tappa ma un racconto generale, da chi mi ha dato
un aiuto, ai contrattempi incontrati.
Si parte
Per risparmiare sul viaggio, prendiamo
un' offerta Iberia con partenza il sei di gennaio. Giorno infausto per
gli aeroporti del nord Italia, bufere di neve e ritardi, partiamo quel
giorno. Arrivati a Buenos Aires, mancano i bagagli così siamo bloccati
per la montagna; i responsabili dell’Iberia ci consigliano di proseguire
il viaggio ed all’arrivo dei bagagli provvederanno loro a
consegnarceli a Mendoza. Andiamo al Terminal de buses de Retiro,
prenotiamo la partenza per Mendoza il giorno stesso ci facciamo un
giretto per Baires : un ottimo ristorante -tutto alla griglia-, carne
squisita, vino ottimo, una bella passeggiata su viali pedonali; ci si
guarda intorno è tutto bello, è una metropoli come Milano ma è diversa
gaia festosa, senza stress. Il bus per Mendoza ci aspetta, partiamo
alle otto di sera ed arriviamo a Mendoza alle nove del mattino.
All’arrivo ci aspetta un conoscente: con la sua auto ci porta in città
alla ricerca di un albergo. Pensava di portarci in un ostello o
alberghetto di periferia, ma viste le nostre facce non condiscendenti si
è fermato al Grand’Hotel Mendoza, a due passi dal Paseo -la via pedonale
del centro città. Il giorno dopo chiamiamo Baires per i bagagli: ci
informano che anche in Spagna ci sono bufere di neve ed aeroporti
bloccati e ci vorrà una settimana. Il nostro programma era di andare in
Aconcagua poi andare in Cile nel deserto di Atacama ed il Salar di
Atacama, poi si sarebbe rientrati in Argentina per andare alla cascata
di Iguazù, quindi rientrare a Baires e volare in Italia., Il secondo
giorno di permanenza a Mendoza decidiamo di partire per Santiago del
Cile, inutile stare a Mendoza ad aspettare i bagagli. Il mattino dopo
in bus partiamo, circa nove ore di viaggio, km 365. In questi giorni c’è
la Parigi - Dakar, spostata in sud America per motivi di sicurezza,
passa per Mendoza - Santiago; alla frontiera troviamo una lunga fila di
auto, perdiamo alcune ore per le formalità. La strada che va verso il
Cile passa per il parco Aconcagua, Penitentes e Ponte dell’Incas,
luoghi dove soggiorneremo fra alcuni giorni; nel pomeriggio siamo a
Santiago. Pernottiamo all’hotel Tour Bus; hotel della maggiore impresa
di autobus del Cile, posizionato al terzo piano del Terminal de buses
con accesso diretto alla metropolitana. Ci fermiamo due notti e due
giorni in cui visitiamo la città, il centro storico, il cerro Santa
Lucia da cui si domina tutta la città. A parte questo è una città
metropolitana come le nostre ma con usi e costumi diversi dai nostri.
Il paseo - questo largo viale pedonale dove si vede tutta la nazione
guardando le persone che si incrociano camminando, dall’indio al
meticcio all’europeo naturalizzato-, poi questo senso civico dei suoi
abitanti, tutti gentili e rispettosi delle regole con tutti; la
cattedrale di San Francisco, l’immancabile Plaza de Armas -in tutte le
città con dominio spagnolo esiste questa piazza. Programmiamo la
trasferta a Valparaiso, basta il nome per descrivere la città. Una
cittadina appoggiata su quattordici colli in un arco naturale che
declina verso il mare ed un magnifico porto, il primo fondato in Cile
da Pedro de Valdivia ,il conquistatore del Cile. Non facciamo in tempo:
una telefonata ci avverte dell’arrivo dei bagagli a Baires per il giorno
dopo. Si riparte in fretta per Mendoza in autobus, impieghiamo tre
giorni per tornare a Baires, recuperare i bagagli e tornare a Mendoza
dove corriamo a fare il permesso per l’ingresso al parco, cosa
abbastanza facile: si va al secondo piano dell’ufficio turistico vicino
al paseo, ci danno il vaglia da compilare per poi andare al loro ufficio
dove si pagano i tributi. E' una specie di ufficio postale, il più
vicino è di fronte all’ingresso dell’hotel Mendoza; una volta fatto il
versamento pari a cinquecento dollari in pesos argentini si ritorna
all’ufficio turistico con la ricevuta del versamento e loro ti danno il
permesso d’ingresso al parco per la salita all’ Aconcagua. Il tutto nel
raggio di cinquecento metri, un'ora e mezza per il tutto. Il permesso ha
validità di 20 giorni dal giorno in cui si entra al parco -dove si viene
registrati ed opposto il timbro sul permesso d’ingresso- e da lì
partono i 20 giorni di permesso. Partiamo con il nostro amico di
Mendoza, con la sua auto ci porta a Puente dell’Incas alla caserma dei
Casadores delle Ande di cui è stato comandante anni addietro. Nel
pomeriggio visita al ponte dell'Incas ed al cimitero degli andinisti
deceduti nel salire L’Aconcagua; facciamo mezza pensione in caserma.
La mattina successiva saliamo un cerro di 4200 metri sopra Ponte dell’Incas;
altro pernottamento in caserma. Al mattino spediamo con la mula il
materiale alpinistico al rifugio Aconcagua a Plaza de Mulas e noi ci
facciamo dare un passaggio a pagamento dal proprietario del bar chiosco
ristoro di fronte alla caserma, persona molto gentile ed esperta essendo
stato la prima guida dell’Aconcagua; ora è in pensione, ma per qualsiasi
necessità -dalla bomboletta del gas al pernottamento alla mula per il
trasporto materiali- saprà dare valide indicazioni. Ci accompagna in
auto noi ed i nostri zaini con tende e sacchi a pelo nonché i viveri per
i due giorni di salita fino a Plaza de Mulas. Per informazione abbiamo
pagato 20 pesos in tre per il passaggio da Penitentes all’ingresso del
parco, sono circa 6 km . Timbriamo i permessi d’ingresso al parco presso
il l’ufficio dei guardia parco e con molta calma e passo turistico
partiamo per Confluencia: tre ore e mezza di salita aggirando la laguna
Horcone, facendo fotografie alle varie carovane di mule in salita e
discesa da Plaza De Mulas. A Confluencia ci presentiamo al guardia
parco per registrare il passaggio ed andiamo dal medico; non è
obbligatorio però una visita fa sempre bene: ci ha raccomanda di bere
molta acqua -almeno 4 litri al giorno-, poiché il microclima
dell’Aconcagua ha un'aria molto secca, quindi si deve bere per
compensare i liquidi che si perdono con la respirazione. Montiamo le
nostre tende nello spazio riservato a chi sale senza l’appoggio delle
agenzie. La sera nel guardare il sole tramontare dietro le montagne ci
viene offerto uno splendido tramonto, un susseguirsi di esplosioni,
rosse, arancioni e viola. Il giorno seguente partiamo per Plaza de Mulas,
1400 metri di dislivello: impieghiamo otto ore, si inizia con il perdere
quota circa 150 metri per attraversare il torrente, se ne va un'ora tra
discesa e salita per ritrovarsi nello stesso punto al di là del
torrente, poi segue la lunga camminata per Plaza: larga, battuta dal
vento e polvere, anche con il sole serve coprirsi bene. Segue Plaza
Chica, sempre in piano o leggera salita, ed infine la Costa Brava; dopo
cinque ore di sole si gira vero nord e si inizia a salire: un calvario,
cambia il tempo -vento freddo, pioviggina ed infine raggiunta Plaza de
Mulas, nevica: poco, ma le palline di dura neve danno molto fastidio.
Qui la prima cosa da fare è presentarsi all’ingresso dai guardia parco e
farsi registrare, poi passare per la visita medica di controllo; se
tutto va bene ci si avvia alla propria destinazione, per noi il rifugio
Aconcagua, ancora 20 minuti di cammino, un torrente da attraversare con
ponte e relativa scala di legno per risalire l’argine opposto, dei
penitentes da attraversare (tratto di nevaio con omini di ghiaccio ) ed
arrivo al rifugio. Facciamo la mezza pensione per sessanta dollari al
giorno (camera da 4 senza bagno né riscaldamento ). Il rifugio è grande
e riscaldarlo a quella quota costerebbe un patrimonio; durante il giorno
si sta con felpa e pile, la sera è bene avere un duvet sulle spalle; per
dormire letti con coperte, ma è meglio il sacco pelo. A differenza di
chi pernotta nelle tende qui si può girare per il rifugio, usufruire
della sala mensa molto grande per passare le giornate di riposo senza
essere esposti al vento o altre intemperie per gli spostamenti. Un
giorno di riposo, poi partiamo per nido de Condores situato a 5380 mt,
salita e discesa in giornata; di seguito giorno di riposo. Il giorno
seguente partiamo con tutto l’occorrente per la salita alla vetta, prima
tappa Nido de Condores; montiamo le due tende e pernottiamo. Il giorno
dopo lasciamo una tenda montata a Nido de Condores e con l’altra ci
avviamo a campo Berlin, 5780 m; poche ore di salita, vi è un piccolo
rifugio in legno dove ci stanno otto-dieci persone a dormire. Ennio ci
passa la notte: era da solo ed ha dormito benissimo, meglio che in
tenda: senza sforzi montiamo la tenda ed aspettiamo il giorno dopo per
la salita. Oggi giorno del tentativo alla vetta, tempo bello, sole e
vento forte. Partiamo alle sette del mattino. Temperatura circa trenta
sotto zero. Iniziamo a salire di quota, abbiamo davanti molte cordate;
dopo alcune ore di cammino sempre sotto le sferzate del vento alcune
cordate iniziano a scendere per subentrati problemi (freddo, difficoltà
di respirazione o altro). Arriviamo a Campo Indipendencia ed anche le
ultime cordate che ci precedono invertono il senso di marcia e scendono;
siamo rimasti soli: che fare...fa freddo ma siamo ben coperti.
Fisicamente siamo a posto, il tempo si mantiene buono quindi decidiamo
di proseguire; affrontiamo la salita del Portezuolo del Viento,
scolliniamo e siamo sul traverso, il vento aumenta d’intensità. Cammino
con il viso girato controvento e di traverso rispetto alla salita, vedo
il mio amico cadere sotto la sferzata, si rialza e dopo alcuni metri
cade ancora ma insiste nel salire e pian piano con molto affanno
arriviamo alla spalla sotto la canaleta: qui la salita per raggiungere
la canaleta si fa sentire, ogni passo mi costa due respiri. Con molta
calma e contando uno due muovo la gamba per fare il passo e salire cosi
fino alla base della canaleta: qui sono appoggiati degli zaini, segno
che c’è qualcuno in vetta; dopo poco tempo incontro sei tedeschi che
scendono dalla vetta, io ho ancora duecento metri di dislivello da
salire. La canaleta è coperta da neve dura e la salita non presenta
difficoltà tecniche, solo la quota si fa sentire: non bastano più due
respiri profondi per muover la gamba, ne faccio tre -sento la gola
arida, bevo del tè ma dopo pochi passi sono ancora arido cosi proseguo,
verso la metà della canaleta sento di non farcela a continuare; mi
siedo cerco di riprendere fiato, spoglio lo zaino lascio lì la
videocamera, mangio mezza barretta l’altra metà la butto non riesco a
mandarla giù, metto in tasca la borraccia del tè e riparto. Faccio
ancora 150 metri di dislivello e sono in vetta: lì mi sdraio sulla
roccia ed inizio a sbattere gambe e braccia, come la fine di una
tensione per scaricare quella concentrazione che mi ha sostenuto fino
alla vetta; due minuti, un abbraccio con i compagni di salita Ennio e
Giovanni : ammiriamo il panorama, guardiamo il cielo, per 30/40 km
attorno all’Aconcagua c’è sereno limpido, pìù oltre un barriera di
nuvole, giornata splendida. Si fanno le fotografie in due in tre con
l’autoscatto. La discesa non presenta difficoltà, anche il vento è
diminuito; in poco tempo raggiungo lo zaino, altra sosta e poi giù alla
spalla. Scendere è un sogno, quello che ho fatto in salita con ore di
sofferenza ora lo discendo senza difficoltà; arrivo al traverso, piccola
sosta, beviamo ancora quello che è rimasto nei thermos. Giovanni
riparte per primo ed in pochi minuti è già a metà traverso; quello che
in salita ha richiesto un'ora e mezza di dolore ora in un quarto d’ora è
disceso. Il tempo è stabile, è calato il vento; scendiamo ognuno con il
suo passo e siamo a campo Indipendencia molto stanchi e provati dalla
salita. Ora -persa la concentrazione della salita-, la stanchezza si fa
sentire; continuiamo a scendere , un amico è molto stanco l’altro lo
avvicina ed io mi avvio al campo Berlin con l’intento di preparare i
thermos con il tè. Di fronte al campo Berlin vi è un'altura rocciosa che
lo nasconde alla vista dall’alto; ci sono due sentieri di salita
all’Aconcagua: uno passa a destra ed uno a sinistra dell’altura, al
mattino abbiamo preso quello di sinistra ed a scendere ho preso quello
di destra. Quando sono arrivato in vista del campo dall’alto cambiando
la prospettiva non lo riconoscevo, ne vedevo solo una parte e la nostra
tenda e la casina di legno erano ancora nascoste dall’altura. Mi è preso
uno sconforto... non riuscivo ad andare avanti né indietro, cosa
fare... quello per me non era campo Berlin... ho cercato di avvisare gli
amici per radio ma la loro era spenta -tornare indietro fino al bivio,
alcune centinaia di metri in alto, non ne avevo la forza; così seduto mi
son detto: arrivato giù al campo chiederò ospitalità in qualche tenda,
non possono lasciarmi fuori la notte: e così mi sono avviato verso le
tende, all’ennesima svolta del sentiero si è allargata la visuale ed ho
visto la casina e la nostra tenda, diversa dalle altre per forma e
colore: le altre delle varie agenzie tutte uguali, dei tubi gialli alti
un metro, ottime tende di alta quota, la nostra un igloo di un metro e
trenta color nocciola con inserti grigi . Ho tirato un grosso sospiro
di sollievo: campo Berlin! Appena in tenda ho acceso i fornelli e per
tre ore di seguito ho sciolto neve e passato thermos che si vuotavano in
pochi attimi. Altro pernottamento ed il giorno successivo l’abbiamo
presa comoda dormendo fino alle otto, anche se scomodi in tre nella
tendina da due (la casina in legno era occupata dai portatori); ancora
sciogliere neve, per la colazione due biscotti e due caramelle. E' una
bella giornata con molto vento -la tenda sbatte in continuazione; ben
coperti ci guardiamo attorno e vediamo molta gente partita la mattino
alle quattro ritornare al campo, facciamo due parole cerchiamo di capire
cosa succede perchè ritornano e quello che si riesce a capire è che c’è
vento molto forte in quota, freddo intenso -più di ieri-, perciò stanno
tornando tutti alle tende. Mentre parliamo la nostra tenda sotto
l’ennesima sferzata di vento inizia a lacerarsi, subito la smontiamo ma
ormai il danno è fatto, si è rotta un'astina di sostegno ed ha lacerato
il tessuto; lo strappo non è grande ma lasciarla al vento avrebbe voluto
dire che in pochi minuti sarebbe andata in brandelli. Riempiamo gli
zaini e scendiamo a Nido de Condores, recuperiamo l’altra tenda ancora
intatta e giù ancora verso Plaza de Mulas. Sono poco più di mille metri
di dislivello ma la stanchezza è enorme ed ogni pochi minuti mi siedo in
terra, mi guardo indietro e vedo l’Aconcagua, la cumbre: con refoli di
neve sospinti dal vento, oggi è una giornata no per la cumbre. Verso
metà pomeriggio arriviamo a Plaza de Mulas: è da ieri mattina che sto in
piedi con due barrette alcuni biscotti ed un paio di caramelle, ora la
fame si fa sentire; qui al campo c’è una tenda che fa da piccolo
ristorante, ci sediamo su delle sedie di plastica ed aspettiamo che
arrivi qualcuno. Dopo dieci minuti di attesa ed alcune grida, il
qualcuno si sveglia e viene a prendere l’ordinazione: un panino a 4
strati ed una birra fresca - al ristoro ci rimettono in sesto. Fatto
questo, ancora venti minuti di zaino in spalla e per sera siamo al
rifugio esausti ma soddisfatti. All’ingresso del rifugio incontro il
gestore nonché guida per l’Aconcagua, mi chiede “Salita la cumbre?” gli
rispondo di sì; chiede “Todos?” - sì todos, fa una faccia perplessa...la
sera dopo cena gli mostriamo le fotografie e sparisce ogni dubbio. Di
regola chi sale la vetta la sera festeggia con bottiglie di vino e anche
noi siamo stati alle regole; la sera eravamo soltanto in otto a cena
(tutti gli altri ospiti del rifugio erano scesi): noi tre, altri tre
spagnoli che hanno tentato la vetta lo stesso giorno ed hanno desistito
-due per il freddo e l’altro ha perso gli occhiali- e due ragazzi
inglesi appena arrivati. Il giorno seguente siamo partiti mandando a
valle il bagaglio con la mula richiesta al rifugio; tappa a Confluencia
per dissetarsi al campo tende del rifugio -tutto compreso nel prezzo del
noleggio mula, 120 dollari. All’arrivo a Laguna Horcones facciamo
registrare l’uscita al posto di controllo dei guardia parco; lì c’erano
i nostri bagagli e la jeep del rifugio per portarci a Puente dell’Incas.
Sono le 18.00, un panino e birra al chiosco della guida, alle 20.00 con
l’autobus di linea partiamo per Mendoza; arriviamo alle 24.00 in taxi
all'hotel Mendoza. Il viaggio continua...passiamo ancora un giorno a
Mendoza per riposare e salutare l’amico argentino con una bella festa al
ristorante. Il giorno seguente si parte in bus per Bariloche, tutto il
giorno in autobus: 950 km passati al piano superiore del bus con i posti
in prima fila, è un piacere guardare attorno; fatte diverse soste nei
vari terminal, contatto con le persone locali: vita diversa al di fuori
dei luoghi turistici, campagne immense, coltivazioni di cereali di cui
non si vede la fine poi, le mandrie e pian piano il cambio di colore:
da verde rigoglioso alla bassa vegetazione e pian piano fino ai bassi
cespugli della Patagonia, l’arrivo alla regione dei laghi tra Neuchen e
Bariloche; altro cambio di colore, i boschi di Coihue e Lenga, molta
acqua -laghi a non finire uno dopo l’altro. Mentre si scende a Piedra de
Algula panorami forti ed intensi, da zone semi desertiche a boschi
sempreverdi, quindi l’ arrivo a Bariloche, bellissima cittadina sul lago
Nahuel Huapi. Andiamo ad alloggiare alla Posada del sol, situata in
centro città a due passi dalla via principale, posto tranquillo. La sera
andiamo a cena in un ristorante tipico: tutto alla griglia, carne a
volontà. Il giorno dopo noleggiamo un'auto e partiamo per Puerto Montt
in Chile, 150 km per arrivare alla frontiera de Pajaritos passando da
Villa Angostura ed altri 150 per Puerto Montt, bella cittadina più che
altro conosciuta per via delle navi passeggeri che partono per la
Patagonia. Qui finisce la strada del sud del Cile: si prosegue solo via
mare per visitare la Laguna San Rafael, Puerto Natales e Punta Arenas
nella Terra del fuoco. Il nostro nuovo programma era di risalire il Cile
fino a Santiago ed in auto raggiungere Buenos Aires ma ahimè, la
macchina presa a noleggio si è rotta a Puerto Varas, quindi
pernottamento alla Casita Azul -un ostello consigliabile a chiunque
voglia passare da quelle parti per gentilezza e pulizia, nonchè un
ambiente accogliente e gradevole. Il giorno seguente arriva la nuova
auto dall’Argentina. Abbiamo perso delle giornate perciò non è attuabile
il programma prefissato; si rientra in Argentina per la frontiera di
Pajaritos. Ci fermiamo a Villa Angostura per la notte,un buon hotel con
prezzi modici, ed andiamo in un buon ristorante. A Villa Angostura c’è
solo l’imbarazzo della scelta: ve ne sono a decine essendo una località
turistica molto frequentata, adagiata su una lingua di terra che divide
due laghi in mezzo a boschi con alle spalle delle montagne; c’è spazio
per tutti gli sport, dallo sci acquatico allo sci alpino, certi luoghi
sono un piacere per gli occhi. La mattina seguente partiamo per
Bariloche, torniamo alla Posada del Sol; nel pomeriggio andiamo al Cerro
Oto da dove si ha una vista sulla città e tutti i laghi che la
circondano, quindi andiamo alla Colonia Suissa per degustare un piatto
tipico, il Curancio: carne e verdure cotte sotto uno strato di terra, il
tutto fatto al momento sotto gli occhi dei clienti -buono, cosa insolita
da provare e prezzi buoni...argentini. L’indomani gli amici partono per
Baires in aereo, il giorno dopo saranno a Milano. Li lascio
all’aeroporto di Bariloche: poi in auto parto verso la Patagonia. Ma
questa è un'altra storia.
VITO VARI |