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MOUNTAINDREAM

Up Baretti - Brouillard 11-07-09 Slideshow

01-traccia
02-verso_il_lago_combal
03-sulla_morena
04-dalla_base
05-preparazione_del_camp
06-camp
07-terminale
08-canale_iniziale
09-canale_iniziale
10-verso_la_cascata
11-dopo_la_cascata
12-Franz
13-Mara
14-couloir
15-couloir
16-saltelli
17-verso_uscita
18-fuori_dal_couloir
19-Peuterey
20-Baretti
21-Baretti
22-doppie
23-doppie
24-verso_il_Brouillard
25-verso_il_Brouillard
26-verso_il_Brouillard
27-verso_il_Brouillard
28-Baretti
29-Brouillard
30-Brouillard
31-colle_Rey
32-Eccles
33-doppie_sul_Rey
34-dal_ghiacciaio_del_Monte_Bianco
35-percorso_per_la_calotta
36-bivacco
37-discesa_canale_a_Y
38-ghiacciaio_del_Dome
39-Rifugio_Sella
40-Gonella_Tre
41-miage
42-fine
43-trio

comune:

Courmayeur (AO)

nome cima:

Monte Baretti - Monte Brouillard

nome itinerario:

Couloir SW

difficolta:

TD-

 

 

tipo itinerario

Couloir - ghiaccio

esposizione preval. in salita:

Sud Ovest

esposizione preval. in discesa:

varie

quota di partenza (m.):

2350

quota vetta (m.):

4006 - 4068

dislivello complessivo (m.):

2500

punti appoggio:

Aig.du Midì o rifugio Cosmiques (3613 m, privato, tel. 0033/4/50544016)

localita partenza:

Val Veny - Courmayeur (AO)

Primi salitori:

E

bibliografia:

Neige Glace et Mixte Damilano - Monte Bianco (1) guida Vallot

Attrezzatura consigliata:

dotazione da roccia e ghiaccio, serie friend, chiodi ghiaccio, corde da 50 mt

cartografia:

 

 

 

 

 

 

 

Resoconto:

P.Baretti (couloir SW) e M.Brouillard, un angolo veramente sperduto nel gruppo del Bianco

It had never been done before because it’s the end of the earth and difficult to locate…It’s one of the longest couloirs of the Mont Blanc massif with extremely rugged and breathtakingly mountainous scenery. (P.Tardivel)
http://www.eider.com/news/mountain-Pierre_Tardivel__s_May_Day_-472.html
http://www.camptocamp.org/routes/52913/fr/pointe-baretti-couloir-sw

Two crumbling towers on the lower Brouillard Ridge. For inaccessibility and solitude the pair are unsurpassed anywhere in the Alps (The 4000m Peaks of the Alps, M.Moran)

Era il maggio del 2006 quando su Camptocamp, ex Skirando leggo di questa discesa estrema di Pierre Tardivel. Subito la penso come possibilità di salita. Il posto come indicato nella guida dei 4000 (grazie Brozio) deve avere il suo fascino. Come tutte le cime del Bianco, l’avvicinamento è sempre eterno e trovare una via relativamente speditiva è oro. Passano gli anni e viene l’idea di andare a fare un giro sul versante italiano del Bianco. Ma la memoria non tradisce e tiro fuori dal cappello quest’idea. Roby (Rovelli) e Mara accolgono a braccia aperte la mia iniziativa e si lasciano guidare organizzativamente (in realtà anche altri si dimostrano interessati, ma alla fine siam solo noi 3).
Il problema iniziale ovviamente è capirne le condizioni: viaggio e ingaggio non sono pochi, col rischio di buttar via un we. Sempre grazie a Camptocamp trovo una salita di domenica 9 luglio all’Aiguille de Tre-la Tete, proprio di fronte.
http://www.camptocamp.org/outings/175190/fr/aiguille-orientale-de-tre-la-tete-par-le-petit-mont-blanc-et-l-arete-ene
Venerdì pomeriggio. Stiamo piazzando il nostro campo base sul ventilato ghiacciaio del MIAGE. La sera è tersa. Proprio sopra di noi la nostra meta. Alle 23 suona la sveglia. La luna già si intravede a ovest. Partiamo. Si comincia subito sulla colata del ghiacciaio molto ripido (da 50° a 60°) ma liscio. A parte una ostica deviazione errata nei seracchi (1h persa!!!) arriviamo meglio del previsto all’attacco del couloir. La prima asperità è la crepaccia bella verticale di qualche metro, che i soci altruisti mi concedono Wink Dopo questo primo tiro la corda torna in saccoccia. E’ ora un continuo salire su neve perfetta: dura ma pestabile. Dentro nel budello non si ha l’impressione di alzarsi: il paesaggio è monotono, ma se solo ci si gira si vede quanta strada già percorsa. Ogni tanto consultiamo la preziosa foto per capire la nostra posizione. E’ ora di tirar fuori ancora la corda per una bella cascatella di ghiaccio che mi fa usare tutte le viti a disposizione. Siamo ormai alti, due conserve lunghe fino a finire il materiale che abbiamo e siamo fuori. Il tempo intanto, contro le previsioni, è decisamente peggiorato, ma sembrano solo nebbie. Giungiamo felici sulla Punta BARETTI anche se la visione di ciò che ancora ci manca toglie un po’ il fiato. Alla nostra destra il versante del Freney incute una buona dose di timore. Riconosciamo punte e linee solamente lette…
Giunti sul Monte BROUILLARD, incrociamo guida con cliente. Siamo sorpresi. Allora ci sono altri a cui interessano queste guglie sperdute. Siamo quasi vicini, ed ecco che il secondo grida: “Rotanodariiiiiiiiiiii”. Niente popo di meno che Jean-louis Pitteloud, lo stesso simpatico arzillo vecchietto svizzero (a 76 quattromila saliti) che gioco della sorte avevo incontrato al Gran Combin e allo Strahlhorn!!! Per loro la gita proseguirà poi sul Picco Amedeo e sul Bianco con bivacco a 4400m nella bufera!!!
http://www.camptocamp.org/outings/175851/fr/mont-brouillard-par-le-glacier-du-brouillard
http://www.camptocamp.org/outings/175872/fr/mont-blanc-par-l-arete-du-brouillard
In realtà, era un’opzione pensata anche per noi, ma la lunghezza e la meteo poco convincente (anche stavolta cannano le previsioni Twisted Evil Rolling Eyes - vedi Diable...)ci fanno in un baleno tornare al progetto originale. Abbiamo con noi il sacco a pelo, che su ste vie non si sa mai: per esempio crolli e caldo rendono proibitive le discese nel pomeriggio…e a tal proposito eccoci giungere al colle Emile REY. Siamo indecisi se scendere agli Eccles e al Monzino seguendo la traccia dei due (che però descrivono come ripida e in ghiaccio) o scendere al Sella per il ghiacciaio del Bianco, senza tracce, sapendo che quel ghiacciaio è tipicamente un labirinto… Non facciamo i conti col canale però… Dopo 5 o 6 doppie cominciamo a scenderlo faccia a monte: è eterno!!! 700 m a 45-50°. Arriviamo stravolti. Con un bel “volo d’angelo” risolviamo la crepaccia terminale e via di nuovo legati e con le antenne alzate per attraversare il ghiacciaio. Tuttavia si rivelerà relativamente tranquillo e i ponti reggono bene il carico della cavia…il peso massimo (io Rolling Eyes ) mandato da primo in avanscoperta… La strada per il SELLA è ancora lunga. Bisogna risalire 300m, totalizzando così 2100 m totali per questa giornata. C’è poi un ripido ghiacciaio da fare in discesa al buio. Siamo stanchi. L’orientamento viene un po’ meno, ma, contando canali nevosi e speroni rocciosi che si intravedono al buio mi muovo “sulla foto” Wink. Tuttavia giunti allo sperone della capanna, non riusciamo ad individuarla e usiamo i sacchi a pelo. L’indomani, pur vedendo la capanna, non ci sembra in un posto molto logico…e per nulla segnalato…va beh. Scendiamo dal ramo sinistro del couloir ad “Y” in ottime condizioni. Per l’attraversamento del ghiacciaio, chi va avanti? Ovvio…
Dal GONELLA in ristrutturazione è solo una lunga, eterna, infinita, snervante discesa. Unico diversivo passare dalla tenda per smontarla. La strada asfaltata finale un incubo...mi supereranno anche le mamme coi passeggini!!! Shocked

Insomma, un viaggio. In un angolo sperduto e poco frequentato del Bianco. A maggior ragione ora che il Gonella è chiuso. La via, l’idea: un sogno. Un progetto. Coltivato e cullato. E finalmente realizzato. Che dire dei compagni? È in situazioni così intense che si vedono i compagni veri. Compagni come li chiamo io “al primo sguardo”. Quelli con i quali l’intesa va oltre le discussioni. Ci si intende. Di Roby sapevo già…Mara è stata una piacevole sorpresa. E ora avanti!!!

by Franz
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La sveglia suona alle 23:15, abbiamo dormito 2h!
Subito un grande trambusto ci arriva proprio dai seracchi dove dobbiamo salire, ma è molto buio e non si vede niente.
Ci prepariamo con calma, vestiti, imbrago, prepariamo lo zaino.
Un altro distacco sugli stessi seracchi, ci preoccupiamo, “se sulla linea di salita ci sono tracce di frane recenti torniamo indietro” è il nostro pensiero. Quando arriviamo vicino alla parete di ghiaccio per fortuna sulla nostra linea (5-7 metri di larghezza) non ci sono distacchi recenti.
Iniziamo a salire slegati sulla linea più logica, però col buio riusciamo a sbagliare strada, ci spostiamo troppo a destra, per rientrare sulla linea giusta perdiamo 1h.
Raggiungiamo senza difficoltà la terminale del couloir, su tutta la linea c’è una parete strapiombante di ghiaccio, riusciamo a trovare solamente un muretto (2 metri di larghezza per 5 di altezza) con la parete solo “verticale”. Passiamo di li utilizzando 3 chiodi da ghiaccio e così ci immettiamo nel couloir. Riponiamo la corda nello zaino e proseguiamo su una largo canale a 40 gradi.
Mi sento già stanco, sarà perché non sono mai stato in alto quest’anno ed arrivo da 2 settimane di mare, ma sento la quota!
Stringo i denti e cerco di stare dietro alle due gazzelle.
Arriviamo così senza grosse difficoltà alla base di una cascatella di 20 metri. Ci riposiamo e quindi mi riprendo un poco.
Parte Franz e supera la cascata facendo sosta pochi metri dopo.
Noi arriviamo e proseguiamo in conserva nella bella goulotte che si stringe fino a 3 metri, ci sono brevi tratti anche a 60, 70 gradi. Arriviamo finalmente al colle alla destra della Baretti. Ci sleghiamo e seguendo il filo di cresta raggiungiamo la vetta.
Proseguiamo ora in direzione della Brouillard, si scende e si sale con passaggi di II e III e cresta nevosa e in 1h arriviamo alla seconda vetta.
Mangiamo qualcosa (panini e cioccolato) e poi giù di nuovo fino al colle Rey.
Qui dobbiamo decidere, proseguire per il Monte Bianco non se ne parla, siamo stanchi e le condizioni meteo sono peggiori rispetto alle previsioni, o scendiamo verso il Quintino Sella o verso i bivacchi Eccles. A sinistra verso gli Eccles c’è sempre nebbia (sarà per questo che si chiama Brouillard?).
Scendiamo allora verso sunistra per il canale che porta verso il ghiacciaio del Monte Bianco.
Le distanze sul Bianco si perdono, il canale (45 / 50 gradi) che pensavamo di passare con qualche doppia si rivela lunghissimo 700 metri (come il Whymper alla Verte), decidiamo così, dopo 5 doppie di scendere disarrampicando fronte a pendio, ci vorranno comunque 3h.
Passiamo la terminale nell’unico punto possibile con un lungo salto (Franz fa una bella buca nell’atterraggioShocked). (3300mt)
Ci leghiamo di nuovo e, cartine e foto alla mano cerchiamo il punto migliore per passare questo tormentato ghiacciaio per portarci sulla calotta (3600mt).
Va avanti di nuovo Franz, è una scelta tattica Wink, pesa di più e se i ponti reggono lui… e poi si carica di adrenalina che ci servirà dopo al buio.
Con bella intuizione Franz sceglie il passaggio più semplice. Risaliamo alla calotta che oramai è di nuovo buio sono 22h che siamo in giro.
Con un lungo traverso verso destra raggiungiamo le rocce dove inizia la discesa verso il bivacco.
È buio e sono molto stanco, ho persino le allucinazioni, ma devo resistere.
Dopo 2h arriviamo dove dovrebbe essere il bivacco, ma di esso nemmeno l’ombra, allora decidiamo di bivaccare su dei sassi, finalmente!!!
Alle 5:30 Mara ci sveglia, anche se eravamo sui sassi ho dormito profondamente.
Vediamo anche il rifugio ad un centinaio di metri di distanza su una costola rocciosa, e di sasso e il tetto è di color grigio, ieri sera col buio era impossibile trovarlo.
Parliamo con una guida francese che si trova al Sella e ci dice che vogliono salire lo sperone della Tournette.
scendiamo poi per il ramo di sinistra del Couloir a Y fino al ghiacciaio del Miage.
Proseguiamo per questo ghiacciaio tormentato fino al rifugio Gonella che è in costruzione.
Un attimo di pausa per mangiare e telefonare a casa e poi giù di nuovo fino alla tenda.
Ci ricarichiamo come dei somari e con un ultimo sforzo raggiungiamo la macchina.
Bellissima gita e bellissimi compagni. Wink

by Roberto

 

AVVICINAMENTO: Da Plan Lognan, 1670m, in Val Veni, raggiungibile su strada asfaltata carrozzabile da Courmayeur, nei pressi dell sbarra, si prosegue per la strada asfaltata per circa 3 km. Giunti in località Combal (rifugetto) si attraversa un ponte e si prende il sentiero (indicazion "Ghiacciaio del Miage") che sale, ripido nell'ultimo tratto, fino alla morena (destra idrografica) del ghiacciaio. Da qui si piega a sinistra sul filo aereo della morena fino al suo termine. Seguendo dei bolli blu e gialli si devia a destra e ci si abbassa al ghiacciaio (ricoperto da detrito). Gradatamente ci si sposta sulla morena centrale seguendo ometti e bolli. Si prosegue fino a vedere la prima seraccata che da destra (sinistra orografica) scende dal ghiacciaio del Bianco. Dal versante Tre-la-Tete in quel punto arriva il canalone Bonatti. Si piazza la tenda.

SALITA: Si traversa verso la seraccata superandola nel punto centrale seguendo una specie di vallecola molto ripida (60-70°) senza lasciarsi invogliare a piegare a destra, entrando nei seracchi, prima di 400 m, quando il ghiacciaio spiana leggermente. A questo punto, piegare a destra verso il sinuoso canale. Superare la crepaccia spesso difficoltosa (90°) ed entrare nel canale. Seguire il couloir principale (pendenza 45-50°) per tutta la sua lunghezza stando a destra o a sinistra della rigola in funzione della qualità della neve. Giunti a tre quarti di esso, si prende il ramo destro (il sinistro porta a delle rocce) e poi nei pressi di un ampio slargo, girare a sinistra per una goulotte poco inclinata (60°) e una cascata di 10-15 m (80°). Piegare ora a destra fin sotto una enorme cascata e proseguire a destra per una goulotte (tratti a 65°) che si incunea tra pareti strette.Si esce verso destra su un nevaio inclinato che in breve conduce ad una sella della cresta Sud della Punta Baretti. Seguire la cresta di blocchi (II) poggiando sul versante ovest e raggiungere la cima della Punta (Pointe) Baretti, 4013 m. Da qui seguire il filo aereo e tenendo la destra giungere ad un cordino per calata. Doppia di 30 metri per andare a prendere ora una cresta nevosa orizzontale. Seguirle e poi ricominciare a salire evitando qualche roccia. Si giunge così alla quota 4006 m. Sul versante oppposto è possibile un'ulteriore doppia che conduce ad un ultimo tratto nevoso. Proseguire ora sul filo o leggermente a sinistra per blocchi e torrioni (II-III) fino alla cima del Mont Brouillard, 4069 m.

DISCESA: Si segue il filo di cresta fino al primo (ne esiste un secondo più vicino alle rocce del Picco Luigi Amedeo) Colle Emile Rey. Da qui, lungo il canalone Ovest (700 m, AD, 45-50°), si fanno 5 o 6 doppie (cordini in loco sulle rocce laterali, verificare) e poi si prosegue su neve a piedi, fino alla crepaccia terminale spesso molto ampia. La si supera o traversanddo tutto a sinistra, o sfruttando qualche conoide di valanga proveniente dai canali soprastanti. Si attraversa ora in orizzontale il ghiacciaio del Monte Bianco puntando ad un crestone evidente, avendo avuto cura di guardare dall'alto l'itinerario più sicuro. Giunti alla cresta, la si rimonta per 300 metri prima su roccia e poi su neve fino ad una calotta nevosa ove si giugne per un canalino. Si devia ora in orizzontale a sinistra fino a giungere in vista delle rocce del lato opposto del ghiacciaio. Si scende per 300 metri il ripido (40-45°) ghiacciaio fino ad un colle che precede un isolotto roccioso turrito delimitato ai lati da due canali: uno a sinistra porta con una rovinosa seraccata fino al ghiacciaio del Bianco e del Miage; l'altro a destra porta sul ghiacciaio del Dome. Seguendo il ramo sinistro per una cinquantina di metri e rimontando una parete instabile di rocce rotte si raggiunge la capanna Quintino Sella, 3363m. Dalla capanna si segue il ramo destro di un couloir a forma di Y che porta sul ghiacciaio del Dome. Dal colle che precede l'isolotto roccioso si scende per il canalone posto a sinistra (che è il ramo sinistro di un couloir a forma di Y). Dopo 200 m (45°) i due rami si congiungono e conducono al ghiacciaio del Dome. Da qui si rimonta a destra con ampio giro facendo attenzione ai grandi e insidiosi crepacci fino a sbucare a destra del Rifugio Gonella, 3072m, al quale si accede con una cengia esposta contrassegnata da bolli gialli. Dal rifugio si segue il comodo sentiero parzialmente attrezzato con funi e scale di ferro che traversando sempre a destra conduce al ghiacciaio del Miage circa a quota 2600m. Di qui si piega a sinistra seguendo la morena e si giunge al punto di partenza (tenda). Da qui si ritorna a valle seguendo il sentiero dell'andata.

Osservazioni: Itinerario lungo (nello sviluppo e nel dislivello e complesso). Da effettuare con buon innevamento per l'attraversamento dei ghiacciai, il superamento della crepaccia terminale, la salita del canale in condizioni "non mixte" e la discesa dal Colle Emile Rey. Pensare ad un campo tenda sul ghiacciaio del Miage e ad una notte alla Capanna Quintino Sella. In caso di maltempo le vie di fuga sono comunque lungo e complesse.

Materiale specifico: Due picche, casco, set completo di viti da ghiaccio medio lunghe per progressione in conserva. Due mezze corde. Qualche friend per eventuali tratti di misto. Cordini e chiodi per rinforzare le doppie.

Immagini totali: 43 | Ultimo aggiornamento: 15/07/09 11.04 | Generato da JAlbum & Mountaindream1 | Aiuto
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