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Up SelvaggioBlu Slideshow

selvaggioblu é un itinerario in sei tappe che si svolge tra i mari e i monti della costa orientale della Sardegna. Parte da Preda Longa e arriva a Cala Fuili passando per le caratteristiche cale e i pittoreschi bachi che si affacciano sul Mar Tirreno.

Itinerario Selvaggio Blu, trekking ed escursionismo in Sardegna. Si trova nella provincia di Nuoro, compreso tra i paesi di Dorgali e Baunei, vicino ad Arbatax. Si toccano diverse località   come Cala Gonone, Pedra Longa, Cala Goloritze, Punta Giradili, Cala Sisine, Porto Quao, tutti luoghi di villeggiatura, mare, arrampicata e turismo. Non si hanno notizie circa il parapendio e il boulder (bouldering). Nozioni di alpinismo indispensabili.

Itinerario selvaggio blu: trekking, escursionismo, arrampicata, alpinismo, vacanza relax, nuoto sulle coste della Sardegna, vicino ad Arbatax. In Sardegna ci sono molti sentieri, ma questo é il trekking più difficile d'Italia... e non solo. Grazie al Club Alpino di Nuoro e al Club Alpino di Ponte San Pietro (C.A.I.).

Per gentile concessione CAI Ponte San Pietro (BG)

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scheda 2 052
comune: vari - Sardegna

Gruppo montuoso:

Monti di Sardegna

nome itinerario:

Selvaggio Blu

difficolta:

-

-

-

tipo itinerario

Trekking 6 giorni

Località    di partenza: Su Cologone

Località    di arrivo:

Lanaitto

-

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-

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-

punti appoggio:

Bivacchi, tenda, alberghetti

-:

-

Periodo: 

Primavera / Autunno

bibliografia:

-

 

 

cartografia:

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GPS 1° giorno

GPS 2° giorno

GPS 3° giorno

GPS 4° giorno

GPS 5° giorno

GPS 6° giorno

 

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Storia

StoriaDalla guglia di Preda Longa a Cala Sisine, tra codule, anfratti, immense pietraie e bellissimi boschi ove i carbonai toscani dai primi del '900 fino a 60 anni fa tagliavano il legname per farne carbone che veniva poi imbarcato direttamente dalle scogliere per il continente, si inerpica il "Selvaggio Blu", trekking tanto bello quanto impegnativo. L' idea di collegare in un unico percorso i sentieri dei pastori e dei carbonai fu di due lungimiranti alpinisti: Mario Verin toscano e Peppino Cicalò sardo, ma toscano d'adozione. I due ne scoprirono e divulgarono il tracciato che fu poi definito come una delle più belle "alte vie" del Mediterraneo. L'inesperienza della gente locale in fatto di turismo alternativo a quello solito balneare, ha contribuito ad ingigantire l'idea e l'opera dei due alpinisti innamorati di questi territori selvaggi.
Nel 1986 Peppino Cicalò propose al sindaco di Baunei di recuperare i tracciati già   esistenti e di collegarli tra loro per creare un itinerario panoramico che avrebbe seguito l'andare della falesia.
In quel periodo Cicalò e Verin iniziarono un'esplorazione sistematica tra il Golgo e la costa sottostante. Fu un lavoro lungo e delicato in quanto bisognava costantemente interrogare i pastori, rivolgendo loro molte domande... senza che essi comprendessero le motivazioni che spingevano i due alpinisti a cercare i sentieri per il solo gusto di percorrerli. Fu un'esplorazione certosina fatta di attraversamenti di "bacu" o che dir si voglia piccole valli, arrampicamenti, discese in corda doppia...senza mai la certezza di una via d'uscita. Diceva Cicalò, che ogni qual volta ci si trovava di fronte ad un ostacolo all'apparenza insormontabile prima o poi si scopriva un passaggio attrezzato dai pastori come ad esempio una scala a fustes (tronco con gradini incisi) che consentiva di proseguire. L'intento di Verin e Cicalò era quello di ridare valore ad un patrimonio rurale destinato altrimenti al degrado e rimettere in funzione opere di vera ingegneria. Per questo motivo oltre che individuare il percorso proposero di restaurare gli antichi ovili e rimettere in sesto i muretti a secco, ripulire i vecchi sentieri e dotarli di segnaletica. Ma, cambiata la giunta comunale cambiarono anche gli obbiettivi e di conseguenza anche il progetto "
Selvaggio Blu" venne messo da parte; le uniche tracce che restarono di tutta questa mole di lavoro furono gli sporadici segni blu, segnavia del percorso e i segnali rossi che indicavano le vie di fuga.
Si é tentato di nascondere le tracce del sentiero ma inutilmente... il tam tam tra gli escursionisti e la guida Baunei sentieri di Verin e Cicalò nonché gli articoli su riviste specializzate tra cui Alp n. 38/1988 hanno avuto la meglio sull'inesperienza locale... tanto che oggi
Selvaggio Blu
é sempre più vivo. Non a caso molte guide alpine lo hanno inserito nei loro programmi accanto a mete ben più conosciute come la Patagonia e L'Everest.

Materiale

Materiale

Di seguito viene riportato il materiale che si consiglia di avere con sé per affrontare in modo adeguato l'itinerario selvaggioblu.
Si sottolinea la scelta azzeccata di portare al posto della tenda soltanto dei teli impermeabili e di usare abbigliamento non molto prezioso, per via della vegetazione "pungente".
Una scelta sbagliata é stata invece quella di partire con le scarpe leggere da trail, le quali si sono mostrate subito inadatte al tipo di percorso e si sono usurate celermente.
Quella che segue é una lista "corretta" di quello che abbiamo portato e di quello che avremmo dovuto portare e che solo giunti sul posto ci siamo accorti della mancanza.
Può funzionare come check-list prima di partire:

Materiale da alpinismo

Scarponcini da trekking con suola resistente tipo Vibram, sconsigliate le scarpe da trail

Calzature

Zaino

Capacità dai 40 ai 50 litri
Scarponcini da trekking con suola resistente tipo Vibram, sconsigliate le scarpe da trail Capacità   dai 40 ai 50 litri
Due mezze corde da 50m

Corda

Imbragatura

Imbrago comodo e leggero
Due mezze corde da 50m Imbrago comodo e leggero
Cordini, fettucce e daisy chain

Cordini

Discensore

Per le calate in doppia
Cordini, fettucce e daisy chain Per le calate in doppia
Una scelta di 3-4 moschettoni per le calate in doppia e per assicurarsi nei tratti attrezzati

Moschettoni

   
Una scelta di 3-4 moschettoni per le calate in doppia e per assicurarsi nei tratti attrezzati  
 

Materiale da bivacco

Non necessaria, meglio avere teli in materiale impermeabile da usare o in caso si pioggia o per isolare l'umidità del terreno

Tenda

Materassino

Molto leggere le stuoie; molto comodi ma un po' più pesanti e ingombranti i materassini autogonfianti
Non necessaria, meglio avere teli in materiale impermeabile da usare o in caso si pioggia o per isolare l'umidità   del terreno Molto leggere le stuoie; molto comodi ma un po' più pesanti e ingombranti i materassini autogonfianti
Saccoletto - Da scegliere in base alla stagione in cui si affronta il trekking, per la primavera è adatto un saccoletto con temperatura di confort +10°C

Saccoletto

Fornelletto

Fornelletto
Da scegliere in base alla stagione in cui si affronta il trekking, per la primavera é adatto un saccoletto con temperatura di comfort +10°C Per cucinare le proprie vivande, si può portarne uno ogni quattro persone
Gavetta

Gavetta

Salvietta

Salvietta
Composta da una pentola con pinza, un coperchio, un piatto, una forchetta e un coltello Per asciugarsi alla fine della gita o dopo un bel bagno in mare!!!
Per far riposare il piede al terminde della tappa

Sandali

   
Per far riposare il piede al termine della tappa

Orientamento

 

Cartina topografica

G.P.S. portatile

G.P.S.
  Per potere utilizzare i nostri tracciati o crearne nuovi
     

Abbigliamento

Giacca leggera impermeabile e traspirante contro la pioggia e il vento

Giacca

Pile

Strato termico
Giacca leggera impermeabile e traspirante contro la pioggia e il vento Strato termico in pile o tessuto tecnico
2 o 3 maglie a maniche corte

Magliette

Intimo

Biancheria intima necessaria per 6 giorni
2 o 3 maglie a maniche corte Biancheria intima necessaria per 6 giorni
Pantaloni corti per il giorno

Pantaloncini

Pantaloni

Pantaloni lunghi per la sera
Pantaloni corti per il giorno Pantaloni lunghi per la sera
Per farsi un bagnetto al fine di ogni tappa!

Costume da bagno

   
Per farsi un bagnetto al fine di ogni tappa!    
     

Protezione e soccorso

Cappello per proteggersi dall'irradiazione solare

Cappello

Occhiali da sole

Occhiali da sole
Cappello per proteggersi dall'irradiazione solare La giusta protezione per gli occhi
Crema solare, adatta alla propria carnagione

Crema solare

Protezione per le labbra

Protezione per le labbra - Da usare durante il giorno e la notte prima di coricarsi
Anche in "bassa stagione" non deve mancare nello zaino; é da scegliere in base alla propria carnagione Da usare durante il giorno e la notte prima di coricarsi
Disinfettante, set di cerotti, garze, medicinali generici; viene usato frequentemente...!

Set di pronto soccorso

Prodotti per l'igiene

Sapone e shampoo
Disinfettante, set di cerotti, garze, medicinali generici; viene usato frequentemente...! Sapone e shampoo
     

Alimentazione

Il thermos non è necessario visto che normalmente durante la giornata non si consumano bevande calde. Anche la borraccia è un peso inutile, si consigliano di portare le bottiglie

Thermos

Viveri

Cibi liofilizzati
Non é necessario visto che durante la giornata non si consumano bevande calde. Anche la borraccia é un peso inutile, si consigliano di portare le bottiglie Cibi liofilizzati
       
   

Difficoltà   e aspetti piacevoli

Difficolta e aspetti piacevoli

Credo che siano soprattutto esperienze come questa a rimanere impresse dentro e, nel caso di alcuni di noi, sono rafforzate dal fatto di rimetterci a contatto con precedenti esperienze scout che si pensavano magari ormai collocate in un lontano passato...Naturalmente tutte queste cose si sono rivelate apprezzabili anche perché avevamo insieme a noi i due "angeli custodi" del CAI di Nuoro che ci hanno accompagnato e guidato, rendendo più agevole il percorso, preservandoci dai rischi, in primo luogo quello di perderci nel groviglio di sentieri e SELVAGGIO BLU !

 
Si dice che sia il trekking più impegnativo d'Italia e qualcuno può pensare, guardando la conformazione del golfo di Orosei, i dislivelli previsti ed anche i tempi di percorrenza delle singole tappe, che si tratti di un'esagerazione. In realtà  , senza perdersi in considerazioni relative ad eventuali classifiche (é davvero il più impegnativo oppure é il secondo più impegnativo, ecc. ecc. ...), si tratta indubbiamente di un percorso che impegna severamente i partecipanti per più ragioni, tra le quali (e non in ordine di importanza) metterei:

1. L'individuazione dei sentieri

Individuazione dei sentieriPer quanto il percorso possa seguire il golfo di Orosei (per cui "costeggiando" si può comunque arrivare a destinazione...) si tratta comunque di percorrere sentieri che si addentrano spesso all'interno, piuttosto tortuosi, non sempre chiaramente evidenti e con diramazioni che portano facilmente a confondersi e perdersi. In un caso, addirittura, una parte di sentiero era franata (all'uscita da Cala Biriola) e del sentiero rimaneva solo un'esile e pericolosa traccia (si rischiava di "scivolare" lungo una ripida scarpata di terriccio direttamente in mare...) per cui era fondamentale conoscere anzitempo questa situazione e le alternative da percorrere. Questo nel nostro caso é stato possibile perché accompagnati da due amici del CAI di Nuoro.
Inoltre la stessa visibilità   lungo il sentiero é scarsa (la macchia impedisce di vederne lo sviluppo) e questo complica ulteriormente la possibilità   di orientarsi. Da questo punto di vista si ribadisce l'utilità   fondamentale del supporto di qualcuno che conosca bene il sentiero. Oppure di far sì che l'intero percorso sia chiaramente tracciato (nel nostro caso lo abbiamo trovato ben segnato in buona parte ma con tratti non ancora segnalati o non adeguatamente).

2. Le capacità   tecniche richieste

Le capacità tecniche richieste

Il percorso, tra l'altro, richiede diversi passaggi in corda doppia (a questo riguardo é da rilevare che é tutt'altro che facile individuare gli attacchi della discesa e gli ancoraggi relativi...), alcune brevi progressioni su roccia e tronchi secchi (usati dai pastori come "scale"...) piuttosto impegnative, passaggi in tratti esposti, normalmente sprovvisti di corde e catene (ad eccezione di un paio, abbastanza attrezzati)...
Tutto questo richiede ai partecipanti, nonostante non si tratti di un contesto di "alta quota", una buona competenza di tecnica alpinistica aggravata dall'affrontare quei tratti con lo zaino carico.



3. Lo spirito di "adattamento"

Lo spirito di adattamento

Rappresenta uno dei requisiti fondamentali. Si tratta infatti di un trekking che, per le sue caratteristiche specifiche, é piuttosto "spartano": portarsi lo zaino col necessario, compresa l'acqua ed i viveri (con i rifornimenti che, tappa dopo tappa, vanno recuperati nelle cale dove sono stati lasciati prima di partire), comporta necessariamente una scelta di dosaggio dei pesi che, nel nostro caso (complice il solitamente bel tempo della Sardegna), ci ha "consigliato" di rinunciare alle tende limitandoci a teli protettivi d'emergenza in caso di pioggia. E, nel nostro caso, già   la prima sera, proprio al momento di addormentarci, comodamente (si fa per dire...) imbozzolati nei sacchi a pelo, siamo stati "battezzati" da una fastidiosa e discontinua pioggerella, fortunatamente durata poco più di mezz'ora, così come non siamo riusciti ad impedirci di ricevere uno scroscio a metà   giornata dell'ultima tappa. Fortunatamente questo non ha portato grandi disagi ma va considerato che una bella lavata (in particolare agli scarponi) in queste circostanze può risultare piuttosto problematica. Anche perché, data la caratteristica dei sentieri e dei rovi presenti ai margini, é pressoché impossibile utilizzare la classica mantella impermeabile e si rischia anche di rovinare le stesse giacche a vento...

4. Il caldo

Il Caldo

Per nostra fortuna (a parte il fresco la notte a dormire...) abbiamo trovato una situazione caratterizzata da temperature piuttosto inferiori alla media stagionale. Ma non deve essere per niente facile affrontare questo percorso sotto il sole che picchia e con temperature elevate (anche perché la vegetazione, specie in quota, attenua notevolmente il possibile "effetto brezza"), con i problemi di sudorazione e di consumo idrico conseguente. Nel nostro caso siamo riusciti abbondantemente a stare al di sotto dei 3 litri giornalieri ma gli amici sardi che ci accompagnavano riferivano che in condizioni diverse il consumo cresce in modo esponenziale fino ad avvicinarsi ai 6 litri.. Se a questo si aggiunge che mancano approvvigionamenti naturali di acqua lungo il percorso e che pertanto l'acqua va preventivamente disseminata nelle diverse cale ci si può facilmente rendere conto di quanto l'impegno aumenti considerevolmente.

 

5. I sentieri "graffianti"

I sentieri graffianti

Con questo termine intendiamo la presenza non solo di rovi ma anche, spesso, di rametti spezzati o secchi che, nascosti sotto il fogliame, lasciano il loro segno sul malcapitato che vi striscia... se questo genere di trattamento, tipico della "macchia mediterranea", si ripete più volte al giorno, a dispetto della capacità   di aguzzare lo sguardo per cercare di intravedere queste possibili subdole "carezze", ci si può ritrovare la sera con una discreta collezione di graffi che l'acqua salata del bagno esalta. Lo stesso abbigliamento ne risente; non a caso si raccomanda di indossare capi usati e non particolarmente "preziosi".
Sempre a proposito di sentieri: sono piuttosto usuranti anche per le stesse calzature perché si tratta in molti casi di rocce anche piuttosto affilate. Per cui si sconsiglia vivamente (é stata l'esperienza poco gradevole di molti di noi) di affidarsi a scarpette leggere e basse per privilegiare pedule sufficientemente robuste adatte a terrene rocciosi.

 

6. L'adattamento al cibo

L'adattamento al cibo

Praticamente si tratta di vivere una settimana alimentandosi con scatolette, minestre liofilizzate e quante altre prelibatezze sia possibile depositare prima di partire nelle calette. Non é certamente il massimo dal punto di vista gastronomico (e inoltre non é raro scoprire che i sacchetti disseminati siano stati preventivamente beccati da "assaggiatori" della fauna locale...) ma via via si é confortati dall'idea che ci si potrà   rifare con una cena nella sosta di Cala Sisine (dove c'é un agriturismo) o di Cala Luna (un ristorante sulla spiaggia) e, poi, al termine del percorso.




7. La coesione del gruppo

La coesione del gruppo

Se si considera l'insieme combinato delle difficoltà   precedentemente espresse, risulta fondamentale l'importanza non soltanto delle capacità   richieste ai singoli partecipanti ma, soprattutto, del livello di coesione e tenuta del gruppo. Infatti i fattori -singoli e combinati- di possibile stress non sono pochi e possono mettere a dura prova la capacità   di tenuta. Da questo punto di vista é bene sapere che si tratta di un'esperienza in grado di esaltare e valorizzare lo spirito di gruppo così come può trasformarsi, in presenza di condizioni di criticità   relazionali già   prima della partenza, in una quota di problematicità   aggiuntiva che rende più pesante il tutto.


Al di là   delle difficoltà   (che comunque rappresentano un ingrediente avventuroso dell'esperienza...), si tratta di un trekking che offre davvero delle sensazioni particolari, a partire dal paesaggio in cui avviene ed al tipo di esperienza relazionale che permette di vivere. Ma vediamo di ordinare un po' queste cose:

1. Un territorio particolare

Un territorio particolare

Camminare avendo a fianco il blu del mare (o, meglio, i diversi blu del mare) é un'esperienza di per sé affascinante, così come la splendida "vista mare dall'alto", con panorami mozzafiato, giochi di onde e rocce, visita a calette di solito raggiungibili solo con imbarcazioni.
Ma non c'é solo la bellezza della natura. Perché si cammina su antichi sentieri tracciati dai carbonai o dai pastori, percorsi intensamente praticati sino a pochi decenni fa, che ora rischiano di scomparire insieme alla memoria stessa di queste vicende e di questa cultura. In questo senso il percorso del "Selvaggio Blu" non é un'invenzione (come qualcuno purtroppo crede) ma una riscoperta, il doveroso recupero ed omaggio ad un pezzo di storia di questa parte di Sardegna che non va dimenticato. Si potrebbe definire, da questo punto di vista, l'equivalente dell'impegno a riqualificare le "terre alte" dell'arco alpino. Un percorso che, pertanto, é costellato di piccole gemme rappresentate dalle testimonianze (ovili, alloggiamenti, grotte riadattate, ecc.) di una presenza umana tanto viva quanto essenziale e che permette a chi fa questo sentiero di sintonizzarsi con questo particolare mondo e le fatiche connesse. Per questo ci ha fatto molto piacere che, durante la cena dopo il trekking, il Presidente del CAI della Sardegna, nonché tracciatore del sentiero, abbia sottolineato fortemente tra le motivazioni ispiratrici, proprio il desiderio di recuperare e mettere a disposizione di tutti questa parte di storia e cultura che rischia di scomparire, sostituita da immagini turistiche "da cartolina" che non rendono piena dignità   ad una terra intensamente vissuta.

2. Il falò e la notte

Il falò e la notte

La caratteristica del percorso, unita anche al fatto di ritrovarsi solitamente da soli (abbiamo incontrato solo due persone lungo il percorso ad eccezione della spiaggia di Cala Luna e del tratto di sentiero compreso tra Cala Luna e l'arrivo) fa sì che il gruppo viva una particolare esperienza di legame piuttosto intensa. Una dimensione che raggiunge il suo apice la sera, nella preparazione della cena e sistemazione per la notte e che avviene attorno al fuoco. Mi verrebbe da dire che forse é proprio il falò a rappresentare l'elemento specifico dell'esperienza, recuperando una dimensione che non appartiene alla nostra attuale quotidianità   e che, in questo caso, si impone come fattore essenziale per evidenziare il particolare legame di gruppo che finisce per instaurarsi in queste circostanze.
Un altro aspetto che colpisce é la bellezza della notte, una sorta di spettacolo a cielo aperto coi rumori del bosco oppure del mare sulla spiaggia (molto consigliata l'esperienza a Cala Sisine, una spiaggia particolarmente asciutta e, pertanto, molto adatta per passarvi la notte, magari, come ci é successo, per svegliarci giusto in tempo per assistere allo spettacolo dell'alba...).
Credo che siano soprattutto queste esperienze a rimanere impresse dentro, nel caso di alcuni di noi, rafforzate dal fatto di ricordarci precedenti esperienze scout che si pensavano ormai collocate in un lontano passato.

Tappe

Materiale

Il nostro itinerario selvaggioblu é durato nove giorni. Vengono quì riportati, oltre le sei tappe che compongono il classico "Selvaggio Blu", il giorno dedicato ai rifornimenti e i due giorni necessari per raggiungere e lasciare la Sardegna.
Ogni giorno é corredato da un racconto e da una galleria fotografica, mentre per ogni tappa é riportato il chilometraggio, il dislivello, il tempo di percorrenza e le difficoltà   massime incontrate. Descrivere l'itinerario nella sua interezza é cosa impossibile. In un primo tempo ci ho provato, ma, arrivato alla terza tappa, non sapevo più da che parte girarmi! Descrivere tutte le codule, i bacu, le pietraie, le paretine, i punti obbligati, i passaggi su tronchi, le scale a fustes, le arrampicate e le calate in doppia, le mulattiere, le cengie, i sentieri che scompaiono, dalla salita ripida alla discesa su ghiaioni altrettanto ripidi é cosa ardua... ma i panorami stupendi con colori che a noi "continentali" non é dato vedere (...un mare di mille colori dal blu scuro al verde all'azzurro chiaro trasparente...) rimangono per sempre impressi!!!

T1 = Viaggio di Andata Da: Bergamo A: Cala Gonone

Alle due di notte partiamo da Ponte San Pietro per Livorno e alle 8.00 ci imbarchiamo per Golfo Aranci. Alle 14.00 sbarchiamo e ci portiamo a Cala Gonone. Verso le 18.00 stiamo ancora bighellonando nel bar all'aperto dell'hotel quando arrivano i due soci del CAI di Nuoro - Sebastiano e Salvatore - che si uniscono a noi in questa avventura, insieme ad altre persone conosciute a febbraio durante la settimana bianca in val Pusteria. La cosa si fa seria: moscatello locale e diversi cabaret di dolci, il programma può aspettare, lo pianificheremo domani!!!

T2 = Rifornimenti via mare Da: Cala Gonone A: Cala Gonone

Questo giorno é dedicato ai rifornimenti.

Mentre gli altri componenti del gruppo prendevano il sole... in quattro persone ci siamo date al lavoro!!!
Per prima cosa é stata fatta la suddivisione dei viveri in sei sacchi contrassegnati con i numeri dall'1 al 6 (corrispondenti alle sei tappe dell'itinerario), mettendoci dentro tutto ciò che ci piaceva di più. Il vantaggio di non dovere portare a spalla i rifornimenti ci ha consentito di abbondare in tutto, soprattutto nelle golosità   della colazione. Mentre i viveri del pranzo e della cena si sarebbero portati "al sacco", per l'acqua la cosa é stata leggermente diversa: l'abbiamo portata nei diversi punti tappa con un gommone. Calcolando 4 litri al giorno per persona sono risultati 24 litri a testa, cioé circa 280 litri per 12 partecipanti.
Verso le 9.30 portiamo i sacchi al porto di Cala Gonone dove troviamo il gommone che abbiamo noleggiato alla cifra di 80à¢â€šÂ¬ al giorno + carburante.
Il mare é calmo, prendiamo metà   del carico di viveri ed acqua e partiamo per Porto Quao (un'ora circa di navigazione). Da lontano non si vede l'ingresso alla baia ma arrivati sotto le rocce si nota il distacco e l'insenatura con andamento sbieco da destra verso sinistra che creano una gola nascosta alla vista dal mare. Seguendo la gola per alcune centinaia di metri con svolte a destra e sinistra si giunge al fondo della baia, che poi constateremo che non é facile da raggiungere nemmeno via terra a causa del sentiero abbastanza scosceso. Attracchiamo alla meglio e scarichiamo viveri e acqua in una piccola grotta a 30 metri dal mare; l'ambiente bello e suggestivo invitava a fare un bagno: non abbiamo proprio resistito e allora... ciuff!

Risaliti in gommone, siamo partiti per Cala Goloritzé che é sovrastata dalla sua bella guglia di 150 metri a forma di cono rovesciato: impossibile non notarla!!! Ci avviciniamo con rispetto a tanta bellezza; sulla riva ci sono delle rocce inclinate, quasi piatte, che ci concedono un buon avvicinamento. L'attracco é stato fatto a remi poiché, essendo la zona protetta, si deve spegnere il motore a più di cento metri dalla riva in tutto il golfo. Anche qui troviamo una piccola grotta appartata dove lasciamo tutta l'acqua e il cibo. Terminato il lavoro... via con un altro bagno!

Poi torniamo a Cala Gonone dove prendiamo la seconda parte dei rifornimenti, ripartendo per Bacu Mudaloru (dove sfruttiamo un'altra grotta), e per Cala Biriola, dove troviamo una cavità   tra scogliera e spiaggia. Infine raggiungiamo Cala Sisine, dove portiamo l'acqua all'agriturismo "Su Cuile", presso il quale abbiamo prenotato una cena con porceddu e specialità   locali per l'ultima notte del trekking. Con calma tipicamente turistica rientriamo a Cala Gonone passando per la grotta del Bue Marino e da Cala Luna.

Il resto della giornata lo passiamo curiosando tra le cale per tirare sera!

T3 = 1° Tappa Da: Pedra Longa A: Porto Quao

Distanza: 14.6km
Tempi di percorrenza: h.9:12 comprese soste e pranzo
Partenza: h.8:45
Arrivo: h.17:57
Dislivello in salita: 1235m
Dislivello in discesa: 1279m
Difficoltà  :
Nessuna difficoltà   tecnica se si escude una arrampicata a Bacu Tenadili (per uscire) con passaggi su tronchi di ginepro e un traverso con cavo d'acciaio (3° grado).

Elenco località   toponimi:
Preda Longa, Cengia Giradili, ovile Duspiggius quota igm (288), Bacu Tenadili, Portu Pedroso, Porto Quao.

Due pulmini noleggiati tramite l'hotel "Bue Marino" ci trasportano da Cala Gonone a Pedra Longa percorrendo circa 80 km in un'ora e trenta minuti. Al terzultimo tornante prima del ristoro, in un comodo slargo della strada, inizia il viaggio a piedi.
Su un bel sentiero a mezza costa ci inoltriamo immersi nella vegetazione mediterranea che é la caratteristica principale di questi luoghi. Poco dopo aver attraversato un piccolo ruscello si inizia a salire e la vista spazia fin al golfo di Arbatax; le fotografie si sprecano per immortalare il paesaggio. Continuando a salire, arriviamo contro la falesia della punta Giradili, la aggiriamo da nord verso sud, poi ovest su di una cengia rinforzata con massicciate, panoramica e caratteristica. Si passa per un arco naturale composto da due massi accostati, si sale ancora per sentieri aperti fino a raggiungere il Cuile de Us Piggius. (ore 2.30 da Pedra Longa) dove facciamo un breve ristoro. L'ovile é tuttora funzionante e ben tenuto: lo si può raggiungere con un fuoristrada dal Golgo. Continuiamo la nostra tappa seguendo la strada, poi imbocchiamo un sentiero sulla destra e qui si inizia a girare, aggirando collinette pietrose e scendendo piccole valli (codule); il sentiero ci porta su di un largo pianoro (attenzione ai segni blu! E' facile perderli), ricompattando il gruppo si continua a camminare nella vegetazione dove sono sufficienti alcuni metri di distanza per non vedere chi é davanti: é davvero facile perdersi. Raggiungiamo a quota 760 il monte Ginnircu ed iniziamo a scendere sempre su di un bel sentiero, a volte ci affacciamo sul mare, altre siamo sotto alte pareti; incontriamo ovili, delle piccole difficoltà   alpinistiche, alcuni tronchi a rinforzare il sentiero e rendere più agevole il districarsi tra piccole cengie ed arrampicate protette da una corda fissa in acciaio, il tutto per rendere più briosa la giornata. Raggiungiamo la scogliera nel folto della vegetazione, con scorci sulle falesie strapiombanti e sul mare, notando tutti i colori della diversa profondità   dell'acqua.
Dopo altri saliscendi e attraversamenti di codule arriviamo a porto Pedroso: una vera perla! Una lunga insenatura, larga pochi metri con ai lati due paretine di roccia tortuose, acqua limpida poco profonda; facciamo una sosta per delle fotografie... non si può farne a meno! La voglia di fermarsi per il bivacco é forte, però questa insenatura non offre ripari naturali contro vento e pioggia, così si prosegue per porto Quao; in 15 minuti si arriva in prossimità   di una radura con diverse diramazioni di sentieri: noi lasciamo gli zaini e scendiamo a mare per fare il bagno e recuperare viveri ed acqua, dopodiché andando a monte della radura ci inoltriamo in un bosco di ginepri e qui in alcune piazzole con attiguo focolare, facciamo il nostro primo bivacco. Ed é proprio attorno al focolare, con un bel fuoco acceso, che si trova l'unità   del gruppo: 12 persone intente a cucinare la cena su fornelletti ridendo e scherzando. La presenza del fuoco aiuta ad aprirsi alla conversazione anche con persone conosciute pochi giorni addietro e favorisce l'unione del gruppo. Durante la notte é scesa una leggera pioggerella; con alcuni teli di nylon da 3x3 mt. del tipo "imbianchino" tirati tra i rami ci assicurano di rimanere asciutti, poi - fortunatamente - stelle e sole fino a cala Luna!

T4 = 2° Tappa Da: Porto Quao A: Cala Goloritzé

Distanza: 9.5km
Tempi di percorrenza: h.8:00 comprese soste e pranzo
Partenza: h.7:13
Arrivo: h.15:13
Dislivello in salita: 818m
Dislivello in discesa: 820m
Difficoltà  :
Nessuna difficoltà   alpinistica, sentiero a tratti inesistente e privo di segnaletica (bolli blu). Facile perdere di vista i compagni nascosti dalla vegetazione!
Elenco località   toponimi:
Porto Quao, Bacu Sunnuli, Serra d'Argius (ovile Pilighittu), Punta Salinas (ovile sotto roccia Salinas), Bacu Canale, Cala Goloritzé.
Al mattino ci avviamo per Cala Goloritzé, all'inizio costeggiando il mare per circa un'oretta, poi girando a sinistra verso l'interno. Risalendo ghiaioni e attraversando codule si passa per il bacu Sunnuli, da dove si risale la Serra d'Angius arrivando alla quota 490 dell'ovile Pilighittu, un bell'ovile dove entriamo per curiosare e scattare alcune fotografie. Proseguendo arriviamo a punta Salinas: qui i nostri amici sardi ci consigliano di raggiungere per cresta il bordo della falesia, affacciandoci su Cala Goloritzé. La vista é stupenda, sotto di noi la guglia, un cono rovesciato di roccia che si staglia per 150 metri isolata dalle pareti, poi la cala con i suoi colori, un panorama mozzafiato fino a cala Gonone 30 km più a nord: sono momenti piacevoli che ci ripagano di tutte le difficoltà  . Nelle vicinanze, in uno slargo sotto la cresta, c'é un ovile ben tenuto, protetto su tre lati da falesia ed uno aperto verso il Golgo (interno). E' raggiungibile dalla cresta per un'esile cengia, poi scendendo su di un tronco appoggiato alla roccia oppure tornando indietro fino alla punta Salinas e piegando a destra in discesa. Visitando l'ovile si nota il lavoro fatto dai pastori, da una parte il pinnettu (la casa), contro la roccia l'ovile suddiviso in settori: uno piccolo con piccoli pertugi per accedervi, riservato ad agnelli che altrimenti rischiano di essere schiacciati, l'altro per il gregge, il tutto recintato con tronchi di ginepro, messi in verticale per offrire maggiore protezione alle greggi. Mentre il pinnettu ha una base circolare in pietra - alta circa un metro - con sopra un conoide formato da tronchi di ginepro e alcuni tronchetti di traverso per chiudere il cono, all'interno alcune mensole, alle pareti un focolare; non ho visto brande o altro per dormire:ma vista l'ampiezza del locale probabilmente dormivano in terra su velli e coperte. Discendiamo in un ripido ghiaione e per mulattiera entriamo in Bacu Goloritzé; incontriamo un'ampia mulattiera, opera dei carbonai, e scendendo alcuni tornanti contornati da lecci centenari arriviamo sotto l'Aguglia. Alla sua base, sotto una volta, ci sono alcuni tavoli e panchine: qui facciamo il secondo bivacco, siamo a metà   pomeriggio ed un bagno é quello che ci vuole per togliere la stanchezza; ci rigiriamo al sole e verso sera con acqua e viveri ritorniamo all'Aguglia: un bel falò per ritrovarci ed é festa anche questa sera!

T5 = 3° Tappa Da: Cala Goloritzé A: Bacu Mudaloru

Distanza: 6.0km
Tempi di percorrenza: h.8:41 comprese soste e pranzo
Partenza: h.8:18
Arrivo: h.16:45
Dislivello in salita: 593m
Dislivello in discesa: 818m
Difficoltà  :
Da questo tratto inizia la parte più impegnativa e c'é bisogno di tutta l'attrezzatura alpinistica.
Elenco località   toponimi:
Cala Goloritzé, valle Boladina -2 arrampicate 4° grado- (pietraie), ovile Serra e Lattone, punta Mudaloru (discesa in doppia di 15 mt) serie di cengie quasi parallele una dietro l'altra fino all'aia carbonile di Bacu Mudaloru.
Da questo tratto inizia la parte più impegnativa e c'é bisogno di tutta l'attrezzatura alpinistica. Già   40 minuti dopo nel Bacu Boladina ci troviamo di fronte ad una paretina attrezzata con tronchi alla base e spit nel colatoio. Questa codula é a forma di imbuto, noi ne risaliamo la parte più stretta. La risaliamo assicurandoci a spit, poi su di un albero attrezziamo la sosta (4° grado). Sopra troviamo un ripido ghiaione, poi un'altra paretina (attenzione a non smuovere i sassi perché tutto quello che si muove cade nell'imbuto) e poi, al termine del ghiaione, un'altra parete dove un tronco appoggiato facilita l'arrampicata (4°+). Ora la valle si apre con un bel bosco: la risaliamo al centro, ma non senza difficoltà  . Quando incontriamo la seconda mulattiera andiamo a destra arrivando così all'ovile di Serra e Lattone, dove notiamo che ci sono alcune opere per il recupero dell'acqua piovana. Giriamo a sinistra e in salita arriviamo su di un'ampia cresta (quota 530mt.), incontriamo alcuni punti panoramici e facciamo una piccola sosta per guardarci attorno. Scendiamo verso il mare seguendo sentieri non sempre semplici; dopo un'estenuante e labirintica discesa arriviamo all'attacco di una doppia (circa 15 metri), poi costeggiamo falesie su cengie esposte ed al termine del sentiero arriviamo all'aia carbonile di bacu Mudaloru. Facciamo il bivacco sull'aia. Un sentiero non agevole ci consente di scendere alla cala (un centinaio di metri); anche qui un bagno, poi recuperiamo i viveri e l'acqua. La sera la passiamo a raccogliere legna per il fuoco e preparare la cena; anche se stanchi, stando attorno al fuoco viene voglia di fare una allegra conversazione. Nel Bacu vi sono due aie carbonili. la seconda é situata poco più in alto, all'inizio di una codula alberata, offre maggiore protezione in caso di pioggia e forte vento.

T6 = 4° Tappa Da: Bacu Mudaloru A: Cala Biriola

Distanza: 4.3km
Tempi di percorrenza: h.7:59 comprese soste e pranzo
Partenza: h.8:45
Arrivo: h.16:44
Dislivello in salita: 541m
Dislivello in discesa: 492m
Difficoltà  : Una doppia e scalette metalliche.
Elenco località   toponimi:
Bacu Mudaloru, doppia 15 metri, arco Sufeilau, Bacu Canale, scala Oggiastru, scala Biriola (fustes) altra scala Biriola (metallica), Cala Biriola.
Il sentiero inizia alla sinistra orografica dell'aia carbonile, sopra la cala, risale un ripido ghiaione che mette a dura prova le nostre gambe; dopo alcune centinaia di metri sotto la falesia entriamo nel boschetto sulla destra, giriamo ancora a destra e costeggiamo la falesia. Risaliamo con difficoltà   girovagando per cengie, codule e ghiaioni; arriviamo ad un caratteristico foro che ci consente di attraversare la cresta senza dover arrampicare; entriamo in una valletta alberata, poi un'ennesimo canalone da risalire ed entriamo su di un altopiano; per sentiero proseguiamo verso nord: dapprima incontriamo una scala in ferro posizionata sopra una vecchia scala a pioli, in fondo alla scala mettiamo un corda fissa, arrivando ad un altro tratto di altopiano da cui vediamo sul versante opposto un balcone in tronchi fissato alla parete. Su di una larga mulattiera aggiriamo il costone ed assicurandoci ad una corda fissa in acciaio scendiamo nel ballatoio; seguendolo verso destra ci deposita su una piccola cengia, arriviamo in una valletta circolare chiusa a monte da pareti verticali, il tutto é molto emozionante. Fare molta attenzione al percorso: al ritorno si passa ancora da qui. Una ripida discesa nel bosco di circa 30 minuti ci porta nell'aia carbonile a quota 70 mt. sopra cala Biriola, anche questa immersa nel bosco. Qui i nostri amici sardi ci propongono una discesa in corda doppia nella cala, così alcuni scendono alla cala per sentiero (in alcuni punti franato) ed in cinque partiamo per l'attacco della doppia, cosa non facile ed estremamente pericolosa: infatti una frana ha distrutto il sentiero ed il terreno particolarmente friabile non consente nessun punto di assicurazione. Ora il sentiero é un'esile traccia nella terra e ghiaia del canalone: quando ho pensato di tornare indietro eravamo già   troppo avanti e tornare sarebbe stato ancora più pericoloso; quindi con molta attenzione ed autocontrollo (ginocchia che tremano) abbiamo superato il tratto franato e dopo alcuni minuti eccoci all'attacco della corda doppia di 45 mt.: un vecchio ginepro sporgente nel vuoto, sopra di noi enormi grottoni e sotto la spiaggia. Sospesi nel vuoto é una bella emozione, soprattutto in questo ambiente, toccando terra ad un metro dall'acqua. Cala Biriola é bella dall'alto: mentre ci si cala in doppia, affascina. Anche qui il bagno di rito, poi bisogna trovare il modo di arrivare al sentiero (cosa non facile), ci si arrampica sugli scogli e contornando alcune rocce, passando poi per un cunicolo, si raggiunge la parte di spiaggia servita dal sentiero; il sentiero é molto ripido, di ghiaietto compatto in parte franato, da farsi con i contenitori dell'acqua sulle spalle. Il resto del gruppo vista la difficoltà   del sentiero non é sceso al mare, fermandosi al limite del bosco a guardare chi scendeva in doppia. Anche questa sera un bel falò ci toglie tutti i cattivi umori della fatica, come le altre sere dodici persone attorno al fuoco a raccontarsi i momenti della giornata, cena molto frugale e poi nei sacchi a pelo a dormire sotto le stelle. Questa tappa non é certamente lunga, ma difficoltosa sia per l'individuazione dei sentieri che per le asperità  .

T7 = 5° Tappa Da: Cala Biriola A: Cala Sisine

Distanza: 6.8km
Tempi di percorrenza: h.9:33 comprese soste e pranzo
Partenza: h.7:48
Arrivo: h.17:21
Dislivello in salita: 588m
Dislivello in discesa: 630m
Difficoltà  :
Arrampicata di 4° grado protetta con catena, passaggi di 3° grado su roccia, discese in corda doppia molto aeree.
Elenco località   toponimi:
Cala Biriola, ovile Mancuso, Sa Nurca cengia, doppia di 23 mt bosco pensile doppia di 45 mt, bosco di Biriola Su Strumpu (passaggio scavato nella roccia dai carbonai, 1°), bosco di Sisine, diedro di 10 mt di arrampicata seguito da un traverso di 20mt il tutto protetto con catene di acciaio, poco distante altra arrampicata ed altra doppia, 2° bosco di Sisine altra doppia di 20 mt che scende su un ovile da dove parte il sentiero per la spiaggia di Sisine.
La discesa a cala Biriola é una variante al Selvaggio blu: senza la frana sul sentiero che porta all'attacco della corda doppia ci si può immettere nel sentiero che da cuile Mancuso porta a cala Sisine; mentre ora per non rischiare risaliamo la valle di Biriola ritornando al ballatoio, alla scala in ferro, per poi incontrare il sentiero che porta a cuile Mancuso (2 ore di ripida salita). Non andiamo al cuile ma dopo alcuni giri sull'altopiano ci dirigiamo verso Sa Nurca ("la Tana"), suggestivo passaggio tra due pareti di roccia con uscita su una sporgenza panoramica, luogo adatto per scattare belle fotografie. Altra caratteristica di questo luogo é che poco oltre si può salire su di un albero a strapiombo sul mare da una altezza di 400 metri; si scende tra la vegetazione, dopo una cengia c'é l'attacco per la prima di una serie di doppie che caratterizzano l'intero itinerario. Con la prima doppia di 25 metri abbiamo fatto scendere 12 persone, proseguendo oltre abbiamo fatto un'altra doppia di 45 metri. Siamo entrati così nel bosco pensile di Biriola, sotto di noi -un centinaio di metri- si vede l'armo della doppia di cala Biriola. Giriamo a sinistra, verso nord, su di un bel sentiero a mezza costa, vediamo alcune capre al pascolo e proseguiamo verso un passaggio scavato dai carbonai; il sentiero é stato scavato nella roccia per permettere il passaggio da una valle all'altra. il tutto sul bordo della falesia, a picco sul mare. Attraversiamo altri boschi in piano e piccoli saliscendi del sentiero fin dove questo va ad arenarsi sotto uno strapiombo; una piccola arrampicata protetta con corde di acciaio ci permette di superarlo sulla sinistra (4° grado). Ancora pochi metri di arrampicata facile, risaliamo la valle per sentieri ben marcati; all'approssimarsi di un salto verticale troviamo l'attacco della doppia di 45 metri, molto verticale (ci sono alcuni problemi con lo zaino che tende a ribaltarci); risaliamo ancora il bosco ed arriviamo all'ultima doppia di 25 metri, che ci "deposita" vicino ad un ovile. Scendendo per comodo sentiero eccoci finalmente alla spiaggia di cala Sisine: ufficialmente l'itinerario finisce qui; alcuni salti di gioia per la fine delle difficoltà   ed andiamo in riva al mare, sul bagnasciuga, per le fotografie di rito ed un bel bagno. Circa trecento metri più all'interno, risalendo la codula, c'é l'agriturismo "Su Cuile": é lì che ritroviamo la nostra acqua, lasciata il giorno dei rifornimenti, poiché la spiaggia é molto frequentata e la presenza di maiali allo stato brado non garantisce di poter ritrovare ciò che si lascia. Questa sera grande festa all'agriturismo: cena con specialità   locali, dopo cinque giorni di minestrine. Per la sua conformazione cala Sisine é una spiaggia priva di umidità   notturna; questo ci ha permesso di sistemare i sacchi a pelo in riva al mare ed assaporare fino in fondo il piacere di vivere in libertà  , svegliandoci all'alba per vedere sorgere il sole con tutti i suoi colori, raggi di fuoco sulle poche nuvole che si specchiano nel mare: é stato per pochi minuti ma le ricorderò per molto tempo ancora.

T8 = 6° Tappa Da: Cala Sisine A: Cala Fuili

Distanza: 14km
Tempi di percorrenza: h.8:04 comprese soste, pranzo e bagno a Cala Luna
Partenza: h.8:30
Arrivo: h.16:24
Dislivello in salita: 958m
Dislivello in discesa: 915m
Difficoltà  :
Nessuna difficoltà   di carattere alpinistico, lunga camminata su sentiero in ambiente tipicamente "sardo".
Elenco località   toponimi:
Cala Sisine, cuile Saccederano, Onamarra, cuile Meru (non previsto nel
selvaggioblu, ma bello e ben tenuto), architeddu de Lupiru, valle pi Lupiru, Cala Luna, cala Fuili.
Riprendiamo il cammino per l'ultimo giorno: percorrendo un sentiero agevole ci inoltriamo in boschi di lecci e corbezzoli ed iniziamo a salire; dopo un'ora e mezza si arriva al cuile Saccedaramo, passiamo oltre la collina ed entriamo nella valle di Onnamarra, dove poco dopo visitiamo il cuile Maereo: bello e ben tenuto, non visibile dalla mulattiera, é fuori percorso (ci vogliono circa dieci minuti per arrivarci) però vale la visita; é stato risistemato come era una volta con tutto ciò che conteneva quando fungeva da abitazione. Proseguendo in discesa per la comoda mulattiera nella valle di Pi Lupiru si inizia a vedere il mare; la valle é caratterizzata da un enorme arco naturale (lo si raggiunge in cinque minuti di deviazione a destra). Sempre per mulattiera in un continuo saliscendi si arriva infine a cala Luna: qui é di regola fermarsi a riposare; attraversiamo un fiume passando su un ponticello e siamo sulla spiaggia: si fa un bel bagno! Il bel tempo ci ha accompagnati fino ad ora e ne approfittiamo per un'ora e più di sosta. Qui a cala Luna si sono aggiunti al gruppo alcuni amici di Salvatore e Bastiano - ci accompagneranno fino a cala Gonone. Si parte per cala Fuili, facciamo giusto in tempo ad arrivare ad un arco naturale fatto di rami d'albero, che inizia un forte acquazzone; ci siamo portati a spalla coprizaino e mantellina ed é il caso di usarli, resistono bene e restiamo asciutti. Dopo 30 minuti ritorna il sole e tutto cambia, anche l'andatura dei nostri amici sardi, tentano un allungo per distanziarci, subito stoppati dagli "inseguitori" ed accompagnati con passo veloce con zaino di dieci kg fino a cala Fuili: qui é stata un'esultanza collettiva, la fine di tutte le fatiche; finalmente ci si riposava! Fatte alcune docce con la poca acqua rimasta negli zaini, recuperiamo il nostro pulmino e rientriamo a cala Gonone.
Hotel Bue Marino, ottima accoglienza: la sera cena fuori programma con alcuni ospiti del CAI NUORO, che ci hanno aiutato a realizzare questo programma. Fra questi vi era Peppino Cicalò che assieme a Mario Verin ha ideato questo itinerario.

T9 = Viaggio di ritorno Da: Cala Gonone A: Bergamo

Il mattino lo dedichiamo allo shopping: specialità   locali, mezza forma di pecorino ciascuno, ed ognuno le sue cose; sulla strada per Golfo Aranci incontriamo Salvatore e Maura, conosciuta alla settimana bianca, che ci hanno accompagnato prima in gelateria, poi con grande sorpresa forme di pecorino per tutti e confezioni di dolci locali: oltre al pensiero abbiamo gradito molto il formaggio, migliore di quello preso al supermercato. Ancora un grazie a Salvatore Bastiano, al presidente Giacomo Attardi ed a Peppino Cicalò per averci fatto conoscere l'itinerario.

Chi siamo

Chi Siamo
  • Partecipanti al trekking: Alborghetti Mario (Ennio), Algisi Andrea, Bossi Egidio, Natali Gianmario, Natali Ornella, Nicoli Claudio, Mireu Salvatore, Locatelli Fabrizio, Lo Palo Emilia, Paris Fiorenzo, Podda Sebastiano, Vari Vito.
  • Testi di: Nicoli Claudio e Vari Vito.
  • Correzione dei testi: Somenzi Graziella.
  • Fotografie di: Nicoli Claudio, Alborghetti Mario (Ennio), Locatelli Fabrizio, Paris Fiorenzo, Podda Sebastiano e Vari Vito.

 

Bibliografia e pubblicazioni

  • Vari V.; Itinerario selvaggio blu; dicembre 2007; Le Alpi Orobiche.
  • Conca C.; Il sentiero Selvaggio Blu; 2007; segnavia edizioni.
  • Castelli G., Cominetti M.; Selvaggio Blu, l'invenzione di un'"alta via"; maggio 2001; Alp Grandi Montagne, Sardegna; Vivalda Editori.
  • Conca C.; L'itinerario selvaggioblu;maggio-giugno 2000; Sardegna e dintorni.
  • Masa P., Merizzi J.; Grande trek nel golfo di Orosei; maggio 1998; Rivista della Montagna.
  • Cominetti M.; Selvaggio blu; nov-dic 1994; Rivista del CAI.
  • Verin M., Cicalò P.; Baunei sentieri; 1989; comune di Baunei.
  • Verin M.; Orosei, a picco sul golfo sui sentieri dei carbonai; giugno 1988; Alp Speciale Mare; Vivalda editori.

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Immagini totali: 111 | Ultimo aggiornamento: 14/05/10 16.06 | Generato da JAlbum & Mountaindream1 | Aiuto
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