Non è facile
riordinare le idee dopo un’avventura simile,
ma ci proverò.
Prima della partenza,
nei mesi precedenti, più volte avevo
percorso questi sentieri mentalmente,
studiando il modo migliore per affrontare
una prova simile. Conoscendomi sapevo che
avrei dovuto iniziare lentamente, molto
lentamente per non stare male come al
solito… invece – mannaggia - appena ti metti
il pettorale tutti questi propositi vanno a
ramengo e ti dimentichi tutto!
Così parto in avanti,
tra i primi: troppo forte per me! Arrivo a
La Thuile molto sudato e non riesco a
mangiare niente, quindi riparto per il
rifugio Deffeyes. Questa salita mi fa
dannare, le gambe sono pesanti e non riesco
a respirare, c’è troppa umidità. Mi superano
tutti, anche quelli che sono in giro a fare
una passeggiata! Va beh, “ma dove vuoi
andare?” mi dico, così con calma passo dopo
passo salgo fino al rifugio. Qui il tempo
cambia e si rinfresca un po’, mangio
qualcosa e proseguo per il passo Alto. Nella
salita al col Crosaties mi supera anche
Komoto il giapponese con uno zaino enorme.
Fino al colle cerco ti tenere un passo
regolare, poi in discesa (il mio terreno
preferito) recupero e quando arrivo nel
bosco inizia a piovere, sento i tuoni e
penso a quelli che sono su al passo.
Continuo con passo costante fino a
Valgrisanche dove arrivo alle 21:20. Mi
cambio e mi rilasso, mangio qualcosa ma,
come al solito poi vomito: so che se riesco
a passare questa crisi poi le cose
cambieranno, ma non è facile.
Ha smesso di piovere e
quindi riparto dopo circa un’ora e mezza per
il rifugio Epée, anche qui lentamente perché
mi viene sonno, al rifugio riposo per
mezzora e quando riparto riprende a piovere.
Con calma, insieme a Luciano arriviamo al
col Fenetre e poi giù a Rhemes. Proseguo per
il col Entrelor, ma durante la salita mi
devo fermare 15 minuti sotto un pino perché
il sonno è forte. Finalmente arriva il sole,
mi riprendo e scendo veloce fino a Eaux
Rousse. Qui è il massimo, ci sono delle
sdraio, mi metto in costume e sto mezzora a
riposare al sole. Penso che sia in questo
punto che sia cambiata la mia condizione
fisica e mentale: sto proprio bene, mi
rivesto e riparto alla volta del col Loson
di buon passo. Lungo il percorso vedo
diversi animale tipici del gran Paradiso:
marmotte, camosci e stambecchi. La discesa
verso Cogne la faccio velocemente e alle
17:30 arrivo alla base vita dove mi fermo 4
ore e mezza, mangio e dormo bene.
Sono entrato in una
fase strana: è come se nella mia vita non
avessi fatto altro che correre, camminare e
mangiare, sembrava una cosa così naturale…
Riparto da Cogne e in
3 ore sono al rifugio Sogno. Ho ancora fame
e faccio colazione con peperonata, carne
lessa, birra e una buonissima crema di
Cogne: ora potrei mangiare qualsiasi cosa
che non mi farebbe male. Riparto
chiacchierando con due amici e dopo il colle
di Champorcher inizio a corricchiare fino a
Donnas dove arrivo alle 9.
C’è un bel sole e
metto tutti i cambi umidi al sole ad
asciugare. Riparto dopo 2 ore sotto un sole
cocente e ad ogni fonte immergo la maglietta
nell’acqua per rinfrescarmi un po’. Dal
ristoro del Sassa si rinfresca e quindi
proseguo abbastanza speditamente fino al
rifugio Coda. Mi avevano detto che da qui
c’era una vista magnifica, ma purtroppo ci
sono le nuvole basse. Arrivo al ristoro ma
sono stufo di mangiare macetta e fontina,
quindi entro al rifugio e mi faccio fare una
frittata, con 2 birre ed una gassosa faccio
un lauto pranzo.
Proseguo poi fino al
Vargno, doveva essere solo discesa, invece è
un sali/scendi. Qui mi riposo un’oretta e
prima di riprendere sfrutto l’occasione per
mangiare delle costine, salamelle e pasta:
sempre ottimi cuochi i volontari!
Il tratto che sale al
col Marmontana, al lago Chiaro, al col della
Vecchia fino a Niel non è il massimo al
buio: ho sbagliato diverse volte il sentiero
e in discesa ho rotto anche i bastoncini.
A Niel mi faccio
medicare i piedi perché due vesciche
iniziano a darmi fastidio. Riprendo a salire
sempre da solo, ma dopo circa mezzora inizio
a barcollare, una botta di sonno mi
costringe a fermarmi sotto una pianta e
dormire 20 minuti. Mi sveglio perché una
persona passando mi chiede se va tutto bene.
Quando arrivo al col Lasoney mi si
presenta uno spettacolo fantastico con
l’alba che infiamma le montagne che mi
circondano. Scendo di corsa fino al
bellissimo alpeggio di Loo dove mi faccio
dare un sacchetto con dentro mocetta, speck
e diversi pezzi di formaggio d’alpe. Quando
arrivo al palazzetto di Gressoney lo regalo,
con loro stupore, ai volontari che stanno
facendo i controlli: era il minimo per tutto
quello che stavano facendo per me!
Faccio la doccia,
mangio, riposo sulle panche e riparto dopo
circa 2 ore e mezza.
Prima di arrivare al
col Pinter mi fermo ancora una mezzoretta a
riposare su un sasso al caldo, mi sembra di
riuscire a gestirmi bene con questi micro
sonni…
Una bella discesa
veloce mi porta prima a Cuneaz dove ad un
ristoro hanno delle ottime torte di mele e
poi al rifugio Crest dove mi fanno un’ottima
pasta col pesto che mangio volentieri
accompagnata da un buon bicchiere di vino.
Riprendo allegramente
a correre (sarà stato il vino?) fino a
Saint-Jacques dove devo farmi a medicare di
nuovo i piedi perché le vesciche fanno
parecchio male. Appena riparto ricevo una
telefonata di incoraggiamento da Robychao,
mi sento sempre meglio e impiego solo 1h e
45min per salire al rifugio Tournalin dove
mangio un’ottima minestra e dormo 2h.
Riparto al buio con il mio amico Beat
(Californiano conosciuto al Tour
dell’Oisans) e quando sono al col di Nana
spengo la frontale e continuo a luce spenta:
la luna con la sua luce meravigliosa
illumina tutto a giorno e non devo
riaccendere la frontale fino a quando non
rientro nel bosco. In breve sono alla base
vita di Valtournenche, un’altra doccia e
riposo nel cima, poi, prima di ripartire mi
faccio fare un buon risotto.
Siamo a giovedì e per
tutto questo tratto con spettacoli
mozzafiato fenetre d’Ersa, fenetre de Tzan,
Cuney, col Vessona , Closè, Ollomont, non
incontro nessuno: 16 ore da solo,
incontrando solo volontari nei punti di
ristoro… Fantastico!!! La discesa dal col
Vessona fino a Closè è stata un delirio, non
finiva mai, ci vorrebbe un ristoro in mezzo
per spezzarla. A Closè aspetto un’oretta che
il sole vada dietro la montagna, intanto mi
faccio medicare la schiena perché mi è
venuta una vescica dove appoggia lo zaino.
Durante la salita al col Bruson, all’Arp dei
simpatici alpini mi offrono torta di latte e
vino… La discesa dal colle la faccio in
punta di piedi visto che mi fanno male i
talloni e arrivo a Ollomont verso le 19:30.
Dopo la doccia vado in
cucina e mi faccio fare 4 uova sbattute con
il pomodoro (una libidine!) e visto che
avevo voglia di un Chinotto un volontario va
al bar a prendermela, FANTASTICI!!!
Riposo per 2 ore e
quindi riparto, all’uscita di Ollomont
incontro Lucio Bazzana (mitico detentore
della 1000 miglia) che, senza riposare
riparte subito con la pasta in mano:
facciamo un po’ di strada assieme…
Al rifugio Letey mi
riposo per 30 minuti e poi continuo per il
col Champillon. Una discesa mi porta a
Ponteille Desot dove i volontari mi fanno un
buon caffè con la moca e mi danno un’ottima
birra artigianale locale. Riparto di buona
lena per Saint-Rhemy e quando la strada
inizia a scendere sbaglio ed arrivo
all’alpeggio dove il custode sta facendo la
fontina. Torno indietro e prendo la strada
giusta fino al ristoro. Da qui ci si immette
in una bellissima valle che con le prime
luci dell’alba è ancora più bella. Passo da
Merdeux e quindi continuo per il col
Malatrà. Quando me lo trovo dinnanzi rimango
senza parole è stupendo! Salgo e sono sempre
da solo. Appena supero le ultime corde fisse
(sono le 10 di mattina) il Bianco mi
abbaglia in tutta la sua bellezza, rimango
senza parole, mi siedo e lo guardo, sono
sull’ultimo colle. È difficile spiegare le
sensazioni di questo momento, so solo che ho
pianto di gioia per essere lì in quel
momento.
Dopo un po’ di tempo,
non so quanto, inizio a scendere verso il
Bonatti dove un pensiero e una preghiera
vanno subito a Walter il grande Uomo e
Alpinista scomparso proprio nei giorni del
Tor. Sto andando piano, ma non importa,
voglio godermi questi ultimi momenti di
questa fantastica avventura.
Quando arrivo al
Bertone mi si avvicina uno
dell’organizzazione e mi chiede “scusi, per
Courmayeur…” lo guardo un po’ stranito e lo
abbraccio, è mio figlio che è venuto a farmi
una sorpresa, non me l’aspettavo… la discesa
fino a Courmayeur passa velocemente e arrivo
sul tappeto rosso alle 14:06, mia moglie è
li che mi aspetta e mi abbraccia tanto forte
da togliermi il respiro: non riesco nemmeno
a parlare sono felice ma anche un po’ triste
che tutto sia finito.
Devo ringraziare di
cuore tutti i corridori, gli organizzatori.
Un grandissimo grazie
devo farlo ai volontari che mi hanno
“coccolato” dall’inizio alla fine, per me
dopo i primi giorni è stato quasi un trail
enogastronomico, alla fine ho messo su un
chilo.
Roberto