Up TorDesGeants2011 Slideshow

Il percorso si snoda lungo le due Alte Vie della Valle d'Aosta con partenza ed arrivo a Courmayeur per un totale di circa 330km (200 miglia) e 24000 metri di dislivello positivo, seguendo per prima l'Alta Via n°2 verso la bassa Valle e ritornando per l'Alta Via n°1. Il passaggio ai piedi dei 4000 valdostani rende il percorso di una bellezza unica. Lungo il tracciato sono previsti diversi punti di ristoro, riposo e soccorso, oltre che sette basi d'accoglienza di maggior dimensione (basi vita) che divideranno il percorso in sette settori: - Courmayeur – Valgrisenche: 49 km 3996 D+ - Valgrisenche – Cogne: 56 km 4141 D+ - Cogne – Donnas: 44 km 3348 D+ - Donnas – Gressoney St Jean: 53 km 4107 D+ - Gressoney St Jean – Valtournenche: 39 km 2601 D+ - Valtournenche – Ollomont: 44 km 2702 D+ - Ollomont – Courmayeur: 48 km 2880 D+

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comune: Courmayeur (AO)

nome tracciato:

TOR DES GEANTS

 

 

difficolta:

ULTRA TRAIL

 distanza:

330 km

dislivello positivo (m.):

24000 m

dislivello negativo (m.):

24000 m

dislivello complessivo (m.):

48000 m

punti appoggio:

Ristori

localita' partenza:

Courmayeur

localita' arrivo:

Courmayeur
  ............................................................................
 

 

 

 

 

 

 http://www.tordesgeants.it/tdg/index.php/ita/

Descrizione della corsa:

Non è facile riordinare le idee dopo un’avventura simile, ma ci proverò.

Prima della partenza, nei mesi precedenti, più volte avevo percorso questi sentieri mentalmente, studiando il modo migliore per affrontare una prova simile. Conoscendomi sapevo che avrei dovuto iniziare lentamente, molto lentamente per non stare male come al solito… invece – mannaggia - appena ti metti il pettorale tutti questi propositi vanno a ramengo e ti dimentichi tutto!

 

Così parto in avanti, tra i primi: troppo forte per me! Arrivo a La Thuile molto sudato e non riesco a mangiare niente, quindi riparto per il rifugio Deffeyes. Questa salita mi fa dannare, le gambe sono pesanti e non riesco a respirare, c’è troppa umidità. Mi superano tutti, anche quelli che sono in giro a fare una passeggiata! Va beh, “ma dove vuoi andare?” mi dico, così con calma passo dopo passo salgo fino al rifugio. Qui il tempo cambia e si rinfresca un po’, mangio qualcosa e proseguo per il passo Alto. Nella salita al col Crosaties mi supera anche Komoto il giapponese con uno zaino enorme. Fino al colle cerco ti tenere un passo regolare, poi in discesa (il mio terreno preferito) recupero e quando arrivo nel bosco inizia a piovere, sento i tuoni e penso a quelli che sono su al passo. Continuo con passo costante fino a Valgrisanche dove arrivo alle 21:20. Mi cambio e mi rilasso, mangio qualcosa ma, come al solito poi vomito: so che se riesco a passare questa crisi poi le cose cambieranno, ma non è facile.

Ha smesso di piovere e quindi riparto dopo circa un’ora e mezza per il rifugio Epée, anche qui lentamente perché mi viene sonno, al rifugio riposo per mezzora e quando riparto riprende a piovere. Con calma, insieme a Luciano arriviamo al col Fenetre e poi giù a Rhemes. Proseguo per il col Entrelor, ma durante la salita mi devo fermare 15 minuti sotto un pino perché il sonno è forte. Finalmente arriva il sole, mi riprendo e scendo veloce fino a Eaux Rousse. Qui è il massimo, ci sono delle sdraio, mi metto in costume e sto mezzora a riposare al sole. Penso che sia in questo punto che sia cambiata la mia condizione fisica e mentale: sto proprio bene, mi rivesto e riparto alla volta del col Loson di buon passo. Lungo il percorso vedo diversi animale tipici del gran Paradiso: marmotte, camosci e stambecchi. La discesa verso Cogne la faccio velocemente e alle 17:30 arrivo alla base vita dove mi fermo 4 ore  e mezza, mangio e dormo bene.

Sono entrato in una fase strana: è come se nella mia vita non avessi fatto altro che correre, camminare e mangiare, sembrava una cosa così naturale…

Riparto da Cogne e in 3 ore sono al rifugio Sogno. Ho ancora fame e faccio colazione con peperonata, carne lessa, birra e una buonissima crema di Cogne: ora potrei mangiare qualsiasi cosa che non mi farebbe male. Riparto chiacchierando con due amici e dopo il colle di Champorcher inizio a corricchiare fino a Donnas dove arrivo alle 9.

C’è un bel sole e metto tutti i cambi umidi al sole ad asciugare. Riparto dopo 2 ore sotto un sole cocente e ad ogni fonte immergo la maglietta nell’acqua per rinfrescarmi un po’. Dal ristoro del Sassa si rinfresca e quindi proseguo abbastanza speditamente fino al rifugio Coda. Mi avevano detto che da qui c’era una vista magnifica, ma purtroppo ci sono le nuvole basse. Arrivo al ristoro ma sono stufo di mangiare macetta e fontina, quindi entro al rifugio e mi faccio fare una frittata, con 2 birre ed una gassosa faccio un lauto pranzo.

Proseguo poi fino al Vargno, doveva essere solo discesa, invece è un sali/scendi. Qui mi riposo un’oretta e prima di riprendere sfrutto l’occasione per mangiare delle costine, salamelle e pasta: sempre ottimi cuochi i volontari!

Il tratto che sale al col Marmontana, al lago Chiaro, al col della Vecchia fino a Niel non è il massimo al buio: ho sbagliato diverse volte il sentiero e in discesa ho rotto anche i bastoncini.

A Niel mi faccio medicare i piedi perché due vesciche iniziano a darmi fastidio. Riprendo a salire sempre da solo, ma dopo circa mezzora inizio a barcollare, una botta di sonno mi costringe a fermarmi sotto una pianta e dormire 20 minuti. Mi sveglio perché una persona passando mi chiede se va tutto bene. Quando arrivo al col Lasoney  mi si presenta uno spettacolo fantastico con l’alba che infiamma le montagne che mi circondano. Scendo di corsa fino al bellissimo alpeggio di Loo dove mi faccio dare un sacchetto con dentro mocetta, speck e diversi pezzi di formaggio d’alpe. Quando arrivo al palazzetto di Gressoney lo regalo, con loro stupore, ai volontari che stanno facendo i controlli: era il minimo per tutto quello che stavano facendo per me!

Faccio la doccia, mangio, riposo sulle panche e riparto dopo circa 2 ore e mezza.

Prima di arrivare al col Pinter mi fermo ancora una mezzoretta a riposare su un sasso al caldo, mi sembra di riuscire a gestirmi bene con questi micro sonni…

Una bella discesa veloce mi porta prima a Cuneaz dove ad un ristoro hanno delle ottime torte di mele e poi al rifugio Crest dove mi fanno un’ottima pasta col pesto che mangio volentieri accompagnata da un buon bicchiere di vino.

Riprendo allegramente a correre (sarà stato il vino?) fino a Saint-Jacques dove devo farmi a medicare di nuovo i piedi perché le vesciche fanno parecchio male. Appena riparto ricevo una telefonata di incoraggiamento da Robychao, mi sento sempre meglio e impiego solo 1h e 45min per salire al rifugio Tournalin dove mangio un’ottima minestra e dormo 2h. Riparto al buio con il mio amico Beat (Californiano conosciuto al Tour dell’Oisans) e quando sono al col di Nana spengo la frontale e continuo a luce spenta: la luna con la sua luce meravigliosa illumina tutto a giorno e non devo riaccendere la frontale fino a quando non rientro nel bosco. In breve sono alla base vita di Valtournenche, un’altra doccia e riposo nel cima, poi, prima di ripartire mi faccio fare un buon risotto.

Siamo a giovedì e per tutto questo tratto con spettacoli mozzafiato fenetre d’Ersa, fenetre de Tzan, Cuney, col Vessona , Closè, Ollomont, non incontro nessuno: 16 ore da solo, incontrando solo volontari nei punti di ristoro… Fantastico!!! La discesa dal col Vessona fino a Closè è stata un delirio, non finiva mai, ci vorrebbe un ristoro in mezzo per spezzarla. A Closè aspetto un’oretta che il sole vada dietro la montagna, intanto mi faccio medicare la schiena perché mi è venuta una vescica dove appoggia lo zaino. Durante la salita al col Bruson, all’Arp dei simpatici alpini mi offrono torta di latte e vino… La discesa dal colle la faccio in punta di piedi visto che mi fanno male i talloni e arrivo a Ollomont verso le 19:30.

Dopo la doccia vado in cucina e mi faccio fare 4 uova sbattute con il pomodoro (una libidine!) e visto che avevo voglia di un Chinotto un volontario va al bar a prendermela, FANTASTICI!!!

Riposo per 2 ore e quindi riparto, all’uscita di Ollomont incontro Lucio Bazzana (mitico detentore della 1000 miglia) che, senza riposare riparte subito con la pasta in mano: facciamo un po’ di strada assieme…

Al rifugio Letey mi riposo per 30 minuti e poi continuo per il col Champillon. Una discesa mi porta a Ponteille Desot dove i volontari mi fanno un buon caffè con la moca e mi danno un’ottima birra artigianale locale. Riparto di buona lena per Saint-Rhemy e quando la strada inizia a scendere sbaglio ed arrivo all’alpeggio dove il custode sta facendo la fontina. Torno indietro e prendo la strada giusta fino al ristoro. Da qui ci si immette in una bellissima valle che con le prime luci dell’alba è ancora più bella. Passo da Merdeux e quindi continuo per il col Malatrà. Quando me lo trovo dinnanzi rimango senza parole è stupendo! Salgo e sono sempre da solo. Appena supero le ultime corde fisse (sono le 10 di mattina) il Bianco mi abbaglia in tutta la sua bellezza, rimango senza parole, mi siedo e lo guardo, sono sull’ultimo colle. È difficile spiegare le sensazioni di questo momento, so solo che ho pianto di gioia per essere lì in quel momento.

Dopo un po’ di tempo, non so quanto, inizio a scendere verso il Bonatti dove un pensiero e una preghiera vanno subito a Walter il grande Uomo e Alpinista scomparso proprio nei giorni del Tor. Sto andando piano, ma non importa, voglio godermi questi ultimi momenti di questa fantastica avventura.

Quando arrivo al Bertone mi si avvicina uno dell’organizzazione e mi chiede “scusi, per Courmayeur…” lo guardo un po’ stranito e lo abbraccio, è mio figlio che è venuto a farmi una sorpresa, non me l’aspettavo… la discesa fino a Courmayeur passa velocemente e arrivo sul tappeto rosso alle 14:06, mia moglie è li che mi aspetta e mi abbraccia tanto forte da togliermi il respiro: non riesco nemmeno a parlare sono felice ma anche un po’ triste che tutto sia finito.

Devo ringraziare di cuore tutti i corridori, gli organizzatori.

Un grandissimo grazie devo farlo ai volontari che mi hanno “coccolato” dall’inizio alla fine, per me dopo i primi giorni è stato quasi un trail enogastronomico, alla fine ho messo su un chilo.

Roberto


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