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Camminata su ghiacciaio con i ramponi.
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Una lunghezza di corda con pendenza di 60°, ottimo ghiaccio e buone protezioni.
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Giaccio solido e spesso con pendenza intorno ai 70° 80°, le soste possono
essere attrezzate in posizione di riposo.
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Ghiaccio generalmente di buona qualità con pendenza di 75° 85°, possibilità
di un breve tratto verticale.
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Salita più impegnativa con pendenze prossime ai 90°, richiede una certa
padronanza del gesto tecnico.
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Ghiaccio verticale e non della migliore qualità, scarse possibilità di
assicurazioni e continuità di salita. Soste attrezzate in posizione verticale,
fondamentale un elevato livello tecnico.
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Ghiaccio verticale con passaggi strapiombanti di esile struttura, protezioni
molto difficili, riservata ad esperti.
Importante prima di avventurarsi in una
salita di ghiaccio è anche assicurarsi delle sue buone condizioni, osservandone
il colore, la presenza di crepe, di vuoti d'aria e delle sue formazioni (stalattitico,
cavolfiori, spugnoso.).
CENNI ALL'ARRAMPICATA LIBERA MODERNA
Tecniche di arrampicata:
Esistono diverse tecniche di
arrampicata, a seconda che si tratti di una parete, di una fessura, o di un
camino, ma tutte concordano nel fatto che arrampicare bene e con sicurezza
significa armonia di movimento e alternanza continua tra trazione e spinta verso
l'alto.
Gambe e braccia sono parimenti impegnate
per fare avanzare il corpo; le gambe svolgono prevalentemente un ruolo
elevatore, come pure le braccia, che hanno anche il compito di impedire al corpo
di accostarsi eccessivamente alla parete.
La buona distribuzione dell'equilibrio,
la padronanza del corpo, l'agilità, l'ottimo uso delle gambe, ed in molti
passaggi anche una buona dose di forza , danno come risultato l'arrampicata
elegante e sicura.
Assai utile è studiare in anticipo i
movimenti da effettuare in un determinato passaggio, in funzione degli appoggi
per i piedi che esso presenta, invece di tirarsi su con le mani per cercare poi
di "aggiustare" i piedi da qualche parte.
I movimenti dovrebbero susseguirsi con
calma, ma ciò presuppone idee chiare sul percorso dei metri seguenti.
Un eccessivo lavoro di braccia deriva
fondamentalmente da scarsa fiducia nella capacità di tenuta dei piedi.
Nell'arrampicata in parete, il corpo deve rimanere davanti alla roccia sciolto e
disteso il più possibile.
Il peso del corpo grava sulle gambe che
vanno tenute leggermente divaricate. I piedi, almeno quando si utilizzano
scarpette leggere da arrampicata, vanno tenuti con il tallone inclinato verso il
basso, leggermente ruotati verso l'esterno e sostenuti sui polpastrelli.
Una corretta posizione tiene il corpo
lontano dalla roccia e ciò consente di essere meno limitati nei movimenti e di
poter vedere più facilmente quali potranno essere i prossimi appigli, i quali
non devono mai essere caricati verso l'esterno ma in direzione parallela a
quelle della roccia.
Se la parete è ripida bisogna evitare
di infilare i piedi nella cavità della roccia; quanto più esternamente si
usano gli appoggi, tanto migliore è la posizione del baricentro del corpo. Con
sporgenze di roccia molto sottili può essere utile usare le dita cui si può
sovrapporre il pollice come sostegno.
Costole verticali di roccia possono
venir afferrate con una presa a tenaglia. Talora nei buchi o nelle fessure della
roccia possono venir incastrate le dita, la mano o il pugno; ciò può
alleggerire la muscolatura dell'avambraccio.
Bisognerebbe evitare di allungarsi
eccessivamente sia con le mani che con i piedi. Ne risulterebbe limitata la
libertà di movimento e specialmente in traversata, ciò potrebbe portare ad una
rotazione del corpo verso l'esterno.
Pareti verticali con appigli minuscoli
non consentono posizioni di riposo; tratti di arrampicata molto lunghi possono
stancare soprattutto i muscoli delle braccia e provocare crampi. In questo caso
è opportuno tenere le braccia distese il più possibile.
Anche la tensione dei muscoli di tanto
in tanto va allentata; il metodo migliore consiste nel tenere un braccio teso
appoggiato ad un buon appiglio, mentre l'altro viene ripetutamente scosso verso
il basso. Ciò provoca l'apporto di nuovo sangue ricco di ossigeno ai muscoli
affaticati, mentre si facilita l'allontanamento di quello vecchio. La stessa
cosa va ripetuta con l'altro braccio.
Nell'arrampicata in aderenza bisogna
tenere il sedere il più lontano possibile dalla roccia, mentre il corpo
dovrebbe essere tenuto il più possibile verticale, secondo quella linea che
faccia esercitare la maggior pressione del baricentro sui piedi e sulla roccia.
Nell'arrampicata in aderenza va assolutamente evitata la posizione distesa alla
ricerca di un lontano appiglio. Variando l'angolo di pressione sui piedi,
aumenta grandemente il rischio di scivolare.
Nel caso in cui gli appigli siano molto
lontani la soluzione migliore è la "corsa": mentre le mani restano
sugli appigli presenti, i piedi salgono a piccoli passi fino all'altezza delle
mani nel caso di una parete di aderenza, oppure verranno appoggiati sul più
vicino appoggio nel caso di una parete a tacchette.
Ancora più difficile è la sequenza di
movimenti con appoggio di aderenza e senza appigli per le mani. In questo caso
queste ultime devono essere appoggiate sulla roccia facendo pressione sul palmo
in genere con le dita puntate verso i piedi, poi si sale con i piedi all'altezza
delle mani indi si ricomincia da capo con le mani e così via.
Arrampicando in aderenza raramente è
possibile scendere; per questo è fondamentale sapere come saranno i prossimi
metri fino al successivo punto di sosta. Lo scambio di appigli, la
sovrapposizione dei piedi, e soprattutto un movimento affrettato elevano
considerevolmente il rischio di una caduta. La calma e l'equilibrio interiore
sono il presupposto psichico per una arrampicata in aderenza sicura e piacevole.
Diversa è l'arrampicata in opposizione
o alla Dulfer, la quale si basa sull'opposizione fra la trazione delle braccia e
la pressione dei piedi. Questa tecnica viene utilizzata per lo più su placche
compatte fessurate, su costoni, su fessure dai bordi taglienti, spesso
nell'angolo di fondo dei diedri; essa sfrutta la contrapposizione della forza
che si genera fra arti superiori ed inferiori, e dal momento che la trazione
esercitata dalle braccia è notevole, essa richiede una buona forza nelle
stesse.
L'arrampicata alla Dulfer non è esente
da rischi, specie per il notevole dispendio energetico e nel caso di rocce
instabili per la possibilità che le stesse hanno di staccarsi.
La tecnica dell'incastro in fessura è
variabile a seconda delle dimensioni della stessa. Nelle fessure sottili si può
incastrare la punta delle dita ricordandosi di eseguire sempre una trazione
verso il basso e non verso l'esterno.
L'incastro delle dita viene eseguito in
vari modi, un dito sopra l'altro in modo da formare una scaletta che si bloccherà
con la trazione provocando un discreto dolore; servono anche le nocche che,
piegando le dita si ingrossano e si incastrano là dove sarà presente una
strettoia della fessura a mò di blocchetto per incastro.
Nelle fessure più grandi verrà
incastrata la mano in diversi modi cercando, tramite l'uso del pollice, di far
ingrossare i muscoli una volta dentro la fessura. Per infilare il piede bisognerà
prima ruotarlo a coltello, infilarlo nella fessura e poi incastrarlo tramite una
torsione. La progressione si svolgerà spostando un arto alla volta; nelle
fessure ancora più grandi si provvederà ad incastrare braccia, gomiti e gambe
a seconda delle caratteristiche della fessura.
Se è possibile infilare l'intero corpo
nella fessura si parla di arrampicata in camino. Le tecniche di risalita sono
diverse a seconda della larghezza. Si parla di camino stretto, di camino ad
opposizione, di camino a spacca. In linea di massima i camini vengono saliti
opponendo da una parte le braccia e la schiena e dall'altra le gambe. La
progressione avverrà per strusciamento ed opposizione di forze (non utilizzate
abbigliamento costoso).
Nelle arrampicate su difficoltà
estreme, le normali leggi dell'arrampicata possono essere abbandonate per
l'utilizzo di "trucchetti" come il ristabilimento e il foothook,
utilizzato soprattutto per il superamento di tetti. Queste regole generali per
essere meglio comprese devono essere accompagnate da un attività in palestra
dove potranno essere sperimentate dal vivo.
Da non dimenticare che quanto detto fino
ad ora sono solo indicazioni generali, l'allenamento, la passione e l'esperienza
sono le vere basi, assieme ad una buona preparazione teorica, per divertirsi
praticando l'Alpinismo.
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| last mod. 31/01/2011 |
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