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  1. Camminata su ghiacciaio con i ramponi.

  2. Una lunghezza di corda con pendenza di 60°, ottimo ghiaccio e buone protezioni.

  3. Giaccio solido e spesso con pendenza intorno ai 70° 80°, le soste possono essere attrezzate in posizione di riposo.

  4. Ghiaccio generalmente di buona qualità con pendenza di 75° 85°, possibilità di un breve tratto verticale.

  5. Salita più impegnativa con pendenze prossime ai 90°, richiede una certa padronanza del gesto tecnico.

  6. Ghiaccio verticale e non della migliore qualità, scarse possibilità di assicurazioni e continuità di salita. Soste attrezzate in posizione verticale, fondamentale un elevato livello tecnico.

  7. Ghiaccio verticale con passaggi strapiombanti di esile struttura, protezioni molto difficili, riservata ad esperti.

Importante prima di avventurarsi in una salita di ghiaccio è anche assicurarsi delle sue buone condizioni, osservandone il colore, la presenza di crepe, di vuoti d'aria e delle sue formazioni (stalattitico, cavolfiori, spugnoso.).

CENNI ALL'ARRAMPICATA LIBERA MODERNA

Tecniche di arrampicata:

Esistono diverse tecniche di arrampicata, a seconda che si tratti di una parete, di una fessura, o di un camino, ma tutte concordano nel fatto che arrampicare bene e con sicurezza significa armonia di movimento e alternanza continua tra trazione e spinta verso l'alto.

Gambe e braccia sono parimenti impegnate per fare avanzare il corpo; le gambe svolgono prevalentemente un ruolo elevatore, come pure le braccia, che hanno anche il compito di impedire al corpo di accostarsi eccessivamente alla parete.

La buona distribuzione dell'equilibrio, la padronanza del corpo, l'agilità, l'ottimo uso delle gambe, ed in molti passaggi anche una buona dose di forza , danno come risultato l'arrampicata elegante e sicura.

Assai utile è studiare in anticipo i movimenti da effettuare in un determinato passaggio, in funzione degli appoggi per i piedi che esso presenta, invece di tirarsi su con le mani per cercare poi di "aggiustare" i piedi da qualche parte.

I movimenti dovrebbero susseguirsi con calma, ma ciò presuppone idee chiare sul percorso dei metri seguenti.

Un eccessivo lavoro di braccia deriva fondamentalmente da scarsa fiducia nella capacità di tenuta dei piedi. Nell'arrampicata in parete, il corpo deve rimanere davanti alla roccia sciolto e disteso il più possibile.

Il peso del corpo grava sulle gambe che vanno tenute leggermente divaricate. I piedi, almeno quando si utilizzano scarpette leggere da arrampicata, vanno tenuti con il tallone inclinato verso il basso, leggermente ruotati verso l'esterno e sostenuti sui polpastrelli.

Una corretta posizione tiene il corpo lontano dalla roccia e ciò consente di essere meno limitati nei movimenti e di poter vedere più facilmente quali potranno essere i prossimi appigli, i quali non devono mai essere caricati verso l'esterno ma in direzione parallela a quelle della roccia.

Se la parete è ripida bisogna evitare di infilare i piedi nella cavità della roccia; quanto più esternamente si usano gli appoggi, tanto migliore è la posizione del baricentro del corpo. Con sporgenze di roccia molto sottili può essere utile usare le dita cui si può sovrapporre il pollice come sostegno.

Costole verticali di roccia possono venir afferrate con una presa a tenaglia. Talora nei buchi o nelle fessure della roccia possono venir incastrate le dita, la mano o il pugno; ciò può alleggerire la muscolatura dell'avambraccio.

Bisognerebbe evitare di allungarsi eccessivamente sia con le mani che con i piedi. Ne risulterebbe limitata la libertà di movimento e specialmente in traversata, ciò potrebbe portare ad una rotazione del corpo verso l'esterno.

Pareti verticali con appigli minuscoli non consentono posizioni di riposo; tratti di arrampicata molto lunghi possono stancare soprattutto i muscoli delle braccia e provocare crampi. In questo caso è opportuno tenere le braccia distese il più possibile.

Anche la tensione dei muscoli di tanto in tanto va allentata; il metodo migliore consiste nel tenere un braccio teso appoggiato ad un buon appiglio, mentre l'altro viene ripetutamente scosso verso il basso. Ciò provoca l'apporto di nuovo sangue ricco di ossigeno ai muscoli affaticati, mentre si facilita l'allontanamento di quello vecchio. La stessa cosa va ripetuta con l'altro braccio.

Nell'arrampicata in aderenza bisogna tenere il sedere il più lontano possibile dalla roccia, mentre il corpo dovrebbe essere tenuto il più possibile verticale, secondo quella linea che faccia esercitare la maggior pressione del baricentro sui piedi e sulla roccia. Nell'arrampicata in aderenza va assolutamente evitata la posizione distesa alla ricerca di un lontano appiglio. Variando l'angolo di pressione sui piedi, aumenta grandemente il rischio di scivolare.

Nel caso in cui gli appigli siano molto lontani la soluzione migliore è la "corsa": mentre le mani restano sugli appigli presenti, i piedi salgono a piccoli passi fino all'altezza delle mani nel caso di una parete di aderenza, oppure verranno appoggiati sul più vicino appoggio nel caso di una parete a tacchette.

Ancora più difficile è la sequenza di movimenti con appoggio di aderenza e senza appigli per le mani. In questo caso queste ultime devono essere appoggiate sulla roccia facendo pressione sul palmo in genere con le dita puntate verso i piedi, poi si sale con i piedi all'altezza delle mani indi si ricomincia da capo con le mani e così via.

Arrampicando in aderenza raramente è possibile scendere; per questo è fondamentale sapere come saranno i prossimi metri fino al successivo punto di sosta. Lo scambio di appigli, la sovrapposizione dei piedi, e soprattutto un movimento affrettato elevano considerevolmente il rischio di una caduta. La calma e l'equilibrio interiore sono il presupposto psichico per una arrampicata in aderenza sicura e piacevole.

Diversa è l'arrampicata in opposizione o alla Dulfer, la quale si basa sull'opposizione fra la trazione delle braccia e la pressione dei piedi. Questa tecnica viene utilizzata per lo più su placche compatte fessurate, su costoni, su fessure dai bordi taglienti, spesso nell'angolo di fondo dei diedri; essa sfrutta la contrapposizione della forza che si genera fra arti superiori ed inferiori, e dal momento che la trazione esercitata dalle braccia è notevole, essa richiede una buona forza nelle stesse.

L'arrampicata alla Dulfer non è esente da rischi, specie per il notevole dispendio energetico e nel caso di rocce instabili per la possibilità che le stesse hanno di staccarsi.

La tecnica dell'incastro in fessura è variabile a seconda delle dimensioni della stessa. Nelle fessure sottili si può incastrare la punta delle dita ricordandosi di eseguire sempre una trazione verso il basso e non verso l'esterno.

L'incastro delle dita viene eseguito in vari modi, un dito sopra l'altro in modo da formare una scaletta che si bloccherà con la trazione provocando un discreto dolore; servono anche le nocche che, piegando le dita si ingrossano e si incastrano là dove sarà presente una strettoia della fessura a mò di blocchetto per incastro.

Nelle fessure più grandi verrà incastrata la mano in diversi modi cercando, tramite l'uso del pollice, di far ingrossare i muscoli una volta dentro la fessura. Per infilare il piede bisognerà prima ruotarlo a coltello, infilarlo nella fessura e poi incastrarlo tramite una torsione. La progressione si svolgerà spostando un arto alla volta; nelle fessure ancora più grandi si provvederà ad incastrare braccia, gomiti e gambe a seconda delle caratteristiche della fessura.

Se è possibile infilare l'intero corpo nella fessura si parla di arrampicata in camino. Le tecniche di risalita sono diverse a seconda della larghezza. Si parla di camino stretto, di camino ad opposizione, di camino a spacca. In linea di massima i camini vengono saliti opponendo da una parte le braccia e la schiena e dall'altra le gambe. La progressione avverrà per strusciamento ed opposizione di forze (non utilizzate abbigliamento costoso).

Nelle arrampicate su difficoltà estreme, le normali leggi dell'arrampicata possono essere abbandonate per l'utilizzo di "trucchetti" come il ristabilimento e il foothook, utilizzato soprattutto per il superamento di tetti. Queste regole generali per essere meglio comprese devono essere accompagnate da un attività in palestra dove potranno essere sperimentate dal vivo.

Da non dimenticare che quanto detto fino ad ora sono solo indicazioni generali, l'allenamento, la passione e l'esperienza sono le vere basi, assieme ad una buona preparazione teorica, per divertirsi praticando l'Alpinismo.

   
   
   
   
 

last mod. 31/01/2011

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